La macchina del vento – Wu Ming 1 (Recensione)

Di cosa parla questo libro?
C’è un’isola, Ventotene. C’è un gruppo di persone sull’isola, i confinati. C’è uno stato, l’Italia, governato da un regime, quello fascista. C’è un conflitto in corso, la seconda guerra mondiale.
Su Ventotene sono rinchiuse le migliori menti del periodo: politici, scrittori, scienziati, tutti accomunati da un, più o meno accanito, antifascismo. E in questo gruppo di persone nasce un’idea che sembra presa da un libro di fantascienza: l’isola di Ventotene è in realtà una macchina del tempo, un luogo al di fuori dal mondo non solo fisicamente, ma anche temporalmente.

Da Ventotene si può viaggiare nel tempo e provare a cambiare il futuro. Di questo almeno è convinto Giacomo Pontecorboli, fisico romano deportato sull’isola, che discute della sua teoria con i compagni di confino, in particolare con Erminio Squarzanti, giovane socialista ex-studente di lettere. Erminio è il narratore della vicenda e anche lui nutre fantasie sull’isola e sui suoi abitanti. Doveva laurearsi con una tesi sui mari d’Italia nei miti greci, ma è stato arrestato prima. La sua immaginazione però non si è fermata e adesso è convinto che gli stessi dèi greci di cui tanto aveva letto siano presenti sull’isola, mescolati a loro.

Come Giacomo quindi, anche lui ritiene che l’isola porti in sé potenzialità inespresse, siano esse di ordine mitologico o tecnico-scientifico. Avrà ragione Erminio, gli dei vivono e lottano in mezzo a loro, suddivisi tra fascisti e antifascisti? Avrà ragione Giacomo, l’isola di Ventotene è una macchina del tempo? O forse nessuno dei due, e i loro sono solo deliri dovuti alla noia del confino?

La macchina del vento è un libro che si situa negli stessi margini dei manuali di storia, ma osserva quel materiale da un’angolazione differente, rileggendo senza pedanteria gli eventi del Novecento.
Per me è stato molto emozionante vedere “in azione” personaggi che conoscevo solo di fama come Pertini, Spinelli, Majorana. Mi è piaciuto soprattutto osservare i motivi di divisione all’interno del fronte antifascista: le discussioni e i disaccordi tra comunisti, socialisti e anarchici sono stati un’avvincente spiegazione che ha dato corpo ai concetti tante volte incontrati a scuola.
Oltre a questo, ho letto con gran piacere questo libro, perché, per quanto la Storia generale la conoscessi, ero molto curioso di sapere cosa sarebbe successo ai confinati e quale esito avrebbero avuto le teorie di Giacomo ed Erminio.

Bilancio: lo consiglierei a tutti? Non proprio. Perché?
Perché i Wu Ming in tutto quello che fanno mettono un’indole “barricadera”, un’ideale di lotta politica che a volte tocca punte di retorica. Intendiamoci, io personalmente apprezzo molto questo atteggiamento, sia nei loro romanzi che negli ottimi articoli sul loro blog Giap, e vorrei ce ne fossero di più di voci critiche e coraggiose come le loro. Però penso che questa “rigidità” potrebbe stare sullo stomaco ad altri.
Non dico che questo romanzo sia un’opera totalmente “di parte”, che vuole chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni di certi ideali politici. Anzi qui, come già in Proletkult, opera del collettivo Wu Ming al completo, l’autore non manca di far notare pregi e difetti dei suoi personaggi. Solo che in certi punti il discorso mi sembra rasenti la propaganda, come nelle parole fatte pronunciare a Pertini sulla necessità di includere anche i comunisti nella lotta antifascista o nella critica che Erminio muove al manifesto sulla Federazione Europea, scritto proprio sull’isola da Spinelli e Rossi.

Insomma, a mio parere per apprezzare al meglio l’opera dei Wu Ming, e questo romanzo in particolare, si deve condividere con loro una serie di valori (oltre all’antifascismo, chiaro, quello dovrebbe essere la premessa per qualsiasi rapporto sociale).

Pare quasi scontato dire che invece se sei un fascista convinto, uno di quelli che “quando c’era lui…”, non devi aprire questo libro. Ma d’altronde se sei un fascista convinto stai già commettendo un grave errore, un po’ come quel mio amico che vide L’armata dei sonnambuli e commentò “Wu Ming? Non lo conosco questo scrittore cinese, è interessante?”.

Sconsigliato a quelli che “Basta con il derby tra fascisti e comunisti”.
Consigliato a quelli che amano partire dalla storia per riflettere sul presente.

Se ti interessa l’argomento ti consiglio anche: Proletkult di Wu Ming; Omaggio alla Catalogna, di George Orwell