Vanni Santoni – L’impero del sogno (Un libro, un dialogo)

– E questo cos’è? La copertina è bellissima.
– Hai presente quelli che vogliono sempre raccontarti i sogni che fanno? Quelli che non mollano finché non ti hanno illustrato nel dettaglio tutto tutto tutto quello che hanno sognato?
– Praticamente quelli che ti vogliono scopa’, direbbe Cinghiale.
– Esatto, solo che in questo libro nessuno vuole scopare nessun altro, anzi, il sogno è la base per un’avventura fantasy elaborata e a tratti parodistica, che mette insieme classici della letteratura, archetipi dello spirito umano e riferimenti pop anni ’80 e ’90.
– Miti d’oggi e miti di ieri insomma, cosa direbbe Roland Barthes?
– Non lo so, ma qui non si fa analisi semiotica, c’è una bella componente d’azione, un sacco di adrenalina e trovate originali.
– Ma di cosa parla esattamente?
– C’è questo ragazzo, Federico Melani detto “Mella”, che fa un sogno molto vivido in cui è parte di un congresso con delegazioni di creature di tutti i tipi (draghi, antichi dei, robot, alieni, streghe etc… etc…) riunite per deliberare sull’affidamento di una bambina-dea ad uno dei gruppi.
– E fin qui nulla di eccezionale, c’è gente che fa sogni molto più allucinati.
– Sì, è vero. Però la particolarità di questo è che è seriale e sembra andare avanti anche senza il protagonista. Come se il sogno fosse una dimensione alternativa a cui può accedere solo dormendo, un mondo che è vivo anche per conto suo, ma in cui allo stesso tempo lui ricopre un ruolo importantissimo.
– E che fa allora: dorme tutto il giorno per vivere solo di là?
– Eh, più o meno. Comincia a cercare spazi e tempi durante la giornata per addormentarsi senza essere disturbato, perché si sente coinvolto più dalla sua vita sognata che da quella reale.
– E poi come finisce? Forse ho capito dove vuole andare a parare.
– No guarda, non è così facile da indovinare. Anche perché non è certo il classico libro che si conclude con “era tutto un sogno”.

Frammenti di un discorso amoroso – Roland Barthes. Tre motivi per leggerlo

Cos’è il discorso amoroso? Un insieme di situazioni, di figure (non solo retoriche) in cui l’innamorato si cimenta sempre, come passaggi obbligati, qualsiasi sia l’oggetto e il tempo del suo sentimento. Questo libro le raccoglie tutte, seguendo l’artificiale ordine alfabetico, perché quello naturale dell’animo è sempre incoerente, seppure con alcuni schemi ricorrenti. Ad accompagnare questo percorso citazioni di poesie, romanzi, teorie psicanalitiche e anche conversazioni private dell’autore, per fornire ogni volta un riscontro, mai banale, delle teorie qui esposte.

Perché leggerlo?

1- Un’amica mi ha detto una volta “leggere questo libro è come andare da uno psicologo” e la trovo una definizione perfetta. Non perché i Frammenti abbiano pretese curative, ma perché la rappresentazione così vivida di ciò che diventiamo quando ci innamoriamo non può che impressionarci, come se qualcuno ci leggesse dentro.

2- Si sa, parlare d’amore è l’atto emozionante per eccellenza. Questo libro però riesce in un’impresa molto più difficile: coinvolgere allo stesso modo parlando di chi parla d’amore.

3- Il titolo riassume i due aspetti dell’opera: “frammenti” sta per la natura episodica del sentimento, “discorso”, invece, rappresenta la principale modalità d’espressione del suddetto sentimento, e quindi l’obbligatorio luogo d’indagine per comprenderne cause ed effetti