Il corpo non dimentica – Violetta Bellocchio. Tre motivi per leggerlo.


Una giovane donna con un passato da alcolista, una storia-zombie, sepolta ma che gratta sotto pelle per riemergere, e la necessità di guardare in faccia la propria dipendenza per potersene liberare davvero. Questi gli ingredienti del libro, e la storia dell’autrice stessa, che in questo testo racconta il suo passato e cerca di costruirsi un futuro, al di fuori dell’alcool e delle ossessioni che l’hanno spinta a cercare in esso un rifugio.

Perché leggerlo?

1- È un pugno nello stomaco, un libro che lascia il segno, che tiene svegli la notte. Non a caso si chiama Il corpo non dimentica.

2-  Non per capire perché si diventa alcolisti (anzi binge drinker come si definisce Bellocchio), ma per capire che raccontare la propria storia aiuta sempre a superare i traumi, che sia alle riunioni di alcolisti anonimi o, se si ha del talento, in libri come questo.

3- Nonostante tutto si ride molto. La sincerità spiazzante e l’autoironia mai eccessiva dell’autrice/protagonista sono quel poco di zucchero che serve a mandar giù la pillola della sua amara storia.

Eccomi – Jonathan Safran Foer. Tre motivi per leggerlo

I Bloch sono una famiglia di ebrei americani in crisi totale: come famiglia, come ebrei e come americani. Ogni rapporto viene continuamente ridiscusso: dal matrimonio dei genitori alle relazioni tra parenti, sempre sconvolte da piccole lotte tra i padri (e le madri) e i figli, tra i fratelli e i cugini, tra i nonni e i nipoti. Una serie di scontri d’intelletto che sembra infinita arriverà però ad un punto cieco: cosa succederà quando non ci sarà più tempo per negoziare o liquidare il conflitto con una battuta?

Quando la guerra scoppierà, quella nello stato d’Israele che chiama a raccolta gli ebrei di tutto il mondo, e quella nella famiglia Bloch, che si divide in seguito ai litigi, i protagonisti non potranno più tirarsi indietro. Un romanzo sulle scelte, che siano di tutti i giorni o di una vita intera, compresa quella di chi, e di come, amare.

Perché leggerlo?

1- È difficile riassumere in poche righe tutte le qualità di questo libro. Basti dire però che ha l’umorismo e la profondità sentimentale del miglior Woody Allen, rivolti verso un ambito dove il comico newyorkese si era spinto poche volte: l’intero gruppo familiare, non solo le relazioni di coppia.

2- Le circa settecento pagine a volte si fanno sentire, ma non fatevi scoraggiare: appena avrete fatto conoscenza con tutti i personaggi non riuscirete più a staccarvi dai loro dialoghi.

3- Lo sfondo della vicenda è lo stesso del nostro tempo, fatto di reale ma anche di virtuale: i numerosi inserimenti di messaggi da chat non sono un corpo estraneo, si amalgamano al resto della narrazione e ci rendono la storia più vicina.

Vite che non sono la mia – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo

Due morti, e tutte le altre vite che ne vengono scosse, compresa quella dello scrittore. Questa, in breve, la trama del libro. Carrère assiste in pochi mesi a due tragici eventi: lo tsunami in Sri Lanka (da cui la prima vittima, la figlia di una coppia di amici) e il cancro che si porta via la sorella della sua compagna, una donna con marito e figli. A partire da questi episodi ricostruisce le esistenze delle scomparse ma soprattutto di chi è stato loro vicino. Un libro toccante, che parla del più difficile dei temi, il rapporto con la morte, con il più normale degli sguardi: quello della vita di tutti i giorni.

Perché leggerlo?

1- Perché ci ricorda che di fronte ai disastri le nostre vite sembrano ancora più piccole, ma sono l’unica cosa che abbiamo e non possiamo trascurarle.

2- Ogni libro di Carrère è anche un libro su Carrère e, come l’autore si mette a confronto con le altre persone, così noi possiamo paragonarci a lui, ai suoi dubbi e ai suoi pensieri, e ricordare il valore della compassione.

3- Il dolore per la perdita di una persona cara, la sofferenza dei malati, l’impotenza di fronte al corso della vita, sono tutti argomenti dalla drammaticità facile, certo. Ma qua troverete uno scrittore che sa emozionare allo stesso modo anche quando descrive l’iter di una legge o i ricorsi in tribunale, e non è cosa da poco.

L’avversario – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo.

Un uomo, Jean-Claude Romand, ipoteca la sua vita ad una menzogna. Per 18 anni nasconde la verità a chiunque, compreso se stesso. Si inventa una laurea in medicina e un prestigioso lavoro all’OMS ma in realtà trascorre le sue giornate a passeggiare nei boschi, all’insaputa della famiglia e degli amici. Quando infine rischia di essere scoperto compie un gesto estremo: uccide la moglie, i figli e i genitori e poi tenta il suicidio.

Un altro uomo, lo scrittore Emmanuel Carrère, si appassiona alla sua storia e decide di raccontarla, cercando di ricostruire la genesi della personalità de “L’avversario”.

Tre motivi per leggerlo:

1- Per capire che il male non è un’entità monolitica ma un grumo inestricabile di odio e dolore mescolati agli altri sentimenti. E che c’è altro fuori dal binomio crimine-perdono.

2- Per l’umanità che possiamo trovarvi: l’umanità di Romand, carnefice degli altri ma vittima di se stesso, e l’umanità di Carrère, che con totale sincerità racconta una storia da cui è attratto e respinto allo stesso tempo.

3- A metà tra reportage e diario di impressioni, con questo libro Carrère inaugura la sua svolta della biofinzione (di cui ho già parlato qui e qui), perciò è un ottimo punto da cui iniziare per scoprire la sua produzione.