La famiglia Fang | Estratto di una tesi di laurea

Capitolo 2. La famiglia Fang nel mondo della performance art

In questo capitolo analizzeremo la produzione dei Fang in senso ermeneutico, confrontandoli anche con artisti coevi. In questa indagine ci appoggiamo alle parole di Donaldson, che definì l’arte dei Fang “un’arte affascinante, degna di attenzione”[1]. Riteniamo infatti che l’arte dei Fang non si limiti a inserirsi nel solco del tradizionale épater le bourgeois. I loro sforzi incanalano energie in una direzione creativa ad ampio raggio, capace di generare un impatto a lungo termine.

I Fang, infatti, sviluppano la totalità delle loro performance non solo in una dimensione orizzontale, il rapporto tra artista e società, ma anche in senso verticale, inserendosi nel flusso del tempo e coinvolgendo attivamente i loro stessi figli, Annie e Baxter, nella realizzazione. Così facendo la loro arte affronta di petto sia il chronos che il kàiros, esplicitandosi in quello che Steiner chiamava “l’effimera eternità della Weltaanschaung dell’arte”[2]. Non si può negare infatti che l’azione dei Fang sia intrinsecamente legata al carpe diem di oraziana memoria.

Scritto insieme a Clara, continua su In fuga dalla Bocciofila.

Cattive acque | L’insostenibile leggerezza della modernità

«Just because you’re paranoid, doesn’t mean they’re not after you»

Joseph Heller, Catch 22

Stamattina ho esitato prima di accendere il microonde per riscaldare la colazione. E se fosse vero, come si diceva un tempo, che emette radiazioni nocive? Magari l’hanno proprio costruito così, intrinsecamente dannoso, e sono riusciti a venderlo solo per via dell’ignoranza della gente, perché nessuno si è mai messo a indagare.

Continua su In fuga dalla bocciofila

Martin Eden / Tutto è cambiato, nulla è cambiato

(Pezzo sullo stile di In fuga dalla Bocciofila)

Romanzo di Jack London:

Giovane e povero marinaio americano con un’istruzione scarsa si innamora di colta ragazza di nobile e ricca famiglia; per conquistarla inizia a studiare e a colmare le sue lacune. Riesce ad arrivare al suo livello e si fidanzano, ma il destino è in agguato: un articolo di giornale lo dipinge come socialista e allora la fidanzata, su consiglio dei genitori, lo lascia. Quando poi il giovane diventa uno scrittore di successo, l’ex-fidanzata ritorna, ma lui la respinge. Infine, il protagonista si suicida annegandosi in mare.

Film di Pietro Marcello:

Stessa cosa che nel precedente, solo che la storia si svolge a Napoli, Martin Eden, è un autoctono che parla solo in dialetto, come si evince dal nome, tipico del Rione Sanità, e ci sono metaforoni non richiesti come se piovesse: visto che fa il marinaio, la sua sorte sfortunata sarà rappresentata come una nave che si inabissa; visto che viene dalla strada, ogni tanto dovrà apparire in campo lungo in mezzo alla folla alternandosi con i primi piani di povera gente che sorride e tira avanti; visto che la fidanzata gli manca tanto quando sono lontani, la vedrà come in una visione mentre gli recita le lettere di risposta con un tono a metà tra la maestrina e l’annunciatrice Rai. Poi vabbè, ci sono i salti temporali che in confronto Endgame ha una sceneggiatura a prova di bomba, ma dopo un po’ ci si abitua.

Realtà del XXI Secolo:

Nel film tutti insistono con il protagonista perché smetta di fare lo scrittore e torni a fare un lavoro vero. E questo, mi pare che, mutatis mutandis, sia uguale nel 1919 come nel 2019. Uno scrittore oggi non avrebbe problemi a essere pubblicato da una rivista, forse un po’ di più a essere pagato. Uno scrittore oggi potrebbe essere sempre il primo degli individualisti, collezionando recensioni di amici, like sui social e inviti a incontri letterari di ogni tipo. Uno scrittore oggi avrebbe bisogno di tornare alle elementari per imparare a scrivere meglio? Certamente, se per caso non le avesse finite. Ma dopo c’è il diploma, poi la laurea triennale, quella specialistica, i corsi alla Holden e poi chissà, magari anche qualche masterclass con gli scrittori delle case editrici indipendenti più prestigiose. E tutto questo per il primo libro, pubblicato il quale la strada sarà tutta in discesa, dritta verso l’oblio degli oltre 60°000 titoli pubblicati ogni anno in Italia.