Terzani ft. Orwell

In questi giorni ho (ri)letto 1984, di George Orwell, romanzo scritto nel 1948, e In Asia, la raccolta di articoli che Tiziano Terzani ha dedicato all’Oriente (1970-1996 circa), raccontandone sia la vita quotidiana che i più grandi sconvolgimenti socio-politici.
Riguardo al primo: è noto che Orwell per scrivere il suo libro si ispirò al regime staliniano in URSS. Come è noto che la distopia immaginata dallo scrittore inglese si è in un certo senso realizzata nelle nostre città piene di telecamere. Mettendo a confronto i due libri però, ho notato alcune particolari corrispondenze.

Il principale filo conduttore tra i due testi è di certo rappresentato dal socialismo e dai suoi “effetti collaterali”. Nel mondo immaginato da Orwell la Terra è divisa in 3 super stati: Oceania, Estasia, Eurasia, tutti e tre governati da una variante del socialismo. In Oceania il Socing, ossia Socialismo Inglese; in Eurasia il Neo-bolscevismo; in Estasia il Culto della Morte o Annullamento dell’io. Nel nostro mondo, raccontato da Terzani, le rivoluzioni comuniste in Vietnam, Cambogia e Cina hanno provocato milioni di morti, a causa del fanatismo cieco di chi aderiva all’ideologia.

In Orwell leggiamo che il partito controlla ogni aspetto della vita umana e che è in grado di riscrivere la storia a suo piacimento, spacciando una falsità artificiosa per verità evidente. In Terzani leggiamo della reazione del governo cinese dopo i fatti di piazza Tienanmen: “Tre settimane fa, i carri armati hanno schiacciato i corpi della gente. Ora sono i cingoli della propaganda a schiacciare la mente dei sopravvissuti. […] La radio e gli altoparlanti lungo le strade, nelle fabbriche, nei cortili delle scuole avvertono che è dovere di ogni cittadino denunciare «i ruffiani controrivoluzionari» e soprattutto «unificare il proprio pensiero con quello del partito» […] «E tu c’eri a Tienanmen a dimostrare per la democrazia?» chiedo al giovane taxista che mi conduce verso l’aeroporto. «Sì… ma me lo devo dimenticare… Devo riunificare il mio pensiero con quello del partito.» Non lo dice con ironia.”

Nel superstato Oceania ci sono appositi momenti dell’anno dedicati all’odio dei nemici e frequenti cambi di alleanza di cui nessuno sembra mai ricordarsi. Terzani ci racconta invece la storia della guerra civile nello Sri Lanka, costruita ad arte dalle élite dominanti del paese, senza una reale motivazione storica: “Una spiegazione diffusa vuole che al fondo di tutto ci sia la mentalità dei singalesi che, pur formando la maggioranza dell’isola, soffrono di un complesso d’inferiorità nei confronti dei tamil […] È stata quella paranoia a spingere i vari governi di Colombo [capitale dello Sri Lanka ndr], a prendere decisioni come quella di privare un milione di tamil del diritto di voto, di rispedirne mezzo milione in India, di fare del singalese, e non dell’inglese che avevano in comune, la lingua nazionale. Sono state quelle decisioni a creare fra i due gruppi etnici un conflitto che storicamente non esisteva”

All’interno di 1984 è inserito anche un altro libro, un saggio attribuito a Emmanuel Goldstein, l’arcinemico del partito. Questo testo, intitolato Teoria e pratica del collettivismo oligarchico, serve a Orwell per descrivere il sistema totalitario del mondo da lui immaginato. In uno dei capitoli Goldstein descrive ad esempio il funzionamento delle continue guerre di confine tra i superstati mondiali: “Nelle frontiere dei superstati, e non in permanente possesso d’alcuno fra essi, c’è una specie di approssimativo quadrilatero i cui angoli sono a Tangeri, Brazzaville, Darwin e Hong Kong, e che contiene, entro di sé, circa un quinto della popolazione terrestre. È per il possesso di queste regioni superpopolate, e per quello delle regioni glaciali nordiche, che le tre potenze si trovano impegnate in una lotta perpetua. In pratica, nessuna delle potenze riesce mai a controllare completamente l’intera area in questione. Parti di essa mutano di continuo padrone, e nella possibilità di prender possesso di questo o di quel pezzo di terra mediante improvvisi voltafaccia consiste la ragione dei mutamenti di fronte a catena”

Terzani invece, racconta così la cessione di Hong Kong alla Cina, dando la parola ai nuovi padroni dell’isola: ”Ero in giro con un vecchio amico, uno storico, scappato dalla Cina nel 1949, che ora insegna in Australia. Anche lui è venuto a Hong Kong per vivere quei giorni storici e cercare di raccogliere le opinioni della gente di qui. Non c’è riuscito. […] Solo un vecchio compagno di scuola che ha ritrovato qui, fra i quadri comunisti arrivati da Pechino, gli ha dato un’opinione: «I nostri antenati sono stati furbi» gli ha detto «Prestarono agli inglesi un villaggio di pescatori e guarda ora che cosa ci riprendiamo! Peccato che non gliene abbiano prestati di più».”

“L’evento” di Annie Ernaux: parlare a nome proprio e di tutte

Difficile dire qualcosa di nuovo su Annie Ernaux nel 2020. Prima Rizzoli e Guanda, poi la casa editrice L’orma hanno tradotto negli ultimi vent’anni molte delle sue pubblicazioni, offrendo ripetute occasioni per conoscere l’autrice francese. Si è spiegato da molte parti, anche qui sulla Balena Bianca, di come i libri di Ernaux mescolino autobiografia e sociologia, come scavino nel profondo dell’animo umano e delle sovrastrutture che lo collegano agli altri individui, inquadrando il singolo sempre all’interno della società da cui proviene.
L’esempio migliore in questo senso è Gli anni (L’orma, 2015), autobiografia collettiva della società francese dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri, ma anche l’ultimo arrivato in Italia L’evento (L’orma, 2019), è esemplificativo dello stile dell’autrice.
La storia narrata in questo volume risale al 1963, ma il tema è uno di quelli che fanno discutere ancora oggi. L’evento del titolo è infatti un aborto clandestino, avuto dalla Ernaux quando aveva ventitré anni.

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50 sfumature di cronaca

Don-t-underestimate-the-seductive-power-of-a-deceColloquio nell’ufficio di un importante quotidiano nazionale tra una direttrice non giovanissima, ma ancora piacente, e un giornalista giovane ma già di fama.

– Mi hanno parlato molto di te, i tuoi articoli ti hanno creato una certa fama.
– Non ne dubito, la mia prosa non è convenzionale.
– Allora mostramela.
Lui le passa una selezione dei suoi articoli e sul viso di lei si palesa lo stupore e il piacere nel leggere quelle parole.
– Ma… ma… è pazzesco! Ci sai davvero fare con la penna!
– Modestamente… me la cavo quando si tratta di andare dritto al sodo. Ci so fare con le storie di tutti i tipi: delitti, misteri, sparizioni ma anche matrimoni, feste, comizi elettorali, polemiche politiche.
– O mio dio! Sei fantastico! Io ne voglio di più, ti voglio dentro, nell’organico del giornale!
– No, mi spiace ma questo non è possibile.
– E perché? Qui ti tratterò benissimo, potrai andare e venire dal mio ufficio quando vorrai, avrai libertà totale su ciò che vuoi scrivere e potrai soddisfare ogni tua fantasia giornalistica!
– Mi dispiace ma devo rifiutare. Non voglio legarmi ad una testata sola. Io non lavoro, io collaboro. Forte.