Le città e la memoria #2 – Il fattorino

“Bicycle bicycle bicycle
I want to ride my bicycle bicycle bicycle
I want to ride my bicycle
I want to ride my bike
I want to ride my bicycle
I want to ride it where I like

You say black I say white
You say bark I say bite
You say shark I say hey man
Jaws was never my scene
And I don’t like Star Wars”

Il lavoro gli piaceva, questo era certo. In bici ci andava già di suo, e adesso che lo stipendio seguiva a ruota non poteva che esserne contento. Portava le pizze, e i soldi a casa, così magari l’anno prossimo avrebbe preso una stanza tutta per sé, sarebbe andato via per studiare cinema, e anche a lui qualche volta avrebbero recapitato la cena. Le sorprese poi non mancavano, la città non era grande ma piena di vita. Ogni consegna era una porta spalancata, su un mondo di cui sognava di far parte. Nel frattempo però si accontentava di tenerlo a mente: casa per casa, inquilino per inquilino. Tanti fotogrammi da collezionare, sognando un futuro da personaggio principale.

Una volta si trovò davanti una ragazza ancora in accappatoio dopo la doccia. Lei era di fretta, coperta alla meno peggio, gli aveva aperto così. Lui si bloccò, arrossì più del pomodoro e salutò subito senza pensare ad altro, si dimenticò del resto.

Un’altra volta fu spettatore, a notte fonda: chi lo aveva chiamato si era addormentato sul divano, e chi prima dormiva era adesso sveglio ad accoglierlo, e a rimproverare il dormiente. La lite lo affascinava, ma le sue intrusioni erano istanti, quello invece si annunciava un cortometraggio. Prese il suo compenso e ripartì.

Si sentì perso una sera, era in una zona che non conosceva, che non aveva ancora inquadrato, e il suo viaggio era stato incerto, come la voce al citofono che lo invitava a salire al… terzo o sesto piano?
Per scoprirlo dovette andare fino in fondo, o meglio in cima. Per non sbagliare prese le scale, e sbagliò. Il cliente impaziente veniva giù con l’ascensore e presto la situazione si capovolse. La perplessità era generale, si sentivano scombussolati, sottosopra. La tecnologia però venne in aiuto, il secondo contatto telefonico fu quello decisivo.

Anche da lì presto ripartì, con un cartone in meno e un episodio in più.

La verità, vi spiego, sull’amore – Enrica Tesio. Tre motivi per leggerlo.

Romanzo-verità, fin dal titolo. La storia è raccontata in prima persona dalla 35enne Dora, madre dei piccoli Micol e Pietro, che è stata appena lasciata dal padre dei bambini. Tra tate improbabili, amiche single (e) disperate, nonni altrettanto separati, la protagonista riflette con ironia dolceamara sulla relazione appena finita, su ciò che ha capito dell’amore e di se stessa. Saprà trovare un nuovo compagno o resterà bloccata tra i fantasmi della storia passata e la sua vita di madre single?

Il romanzo è pieno di citazioni dal fortunatissimo blog dell’autrice, tiasmo.wordpress, chi ne è affezionato lettore ne riconoscerà molte. Il libro però va oltre il semplice accumulo di post e la storia appassiona anche chi ne sa già qualcosa.
Tre motivi per leggerlo:

1- Esiste davvero una verità sull’amore? Per certe cose è sempre meglio  Fromm, ma questo libro offre una storia sviscerata nei minimi dettagli, e leggendolo possiamo capire anche un po’ più delle nostre.

2- Oltre agli struggimenti, ai momenti tristi e commoventi, qui si ride tantissimo. Il talento della Tesio sta nel bilanciare le parti melense con massicce dosi di umorismo, trattando tutto con serietà e leggerezza al tempo stesso.

3- Il libro guarda al futuro, ed è quindi ottimo sia per chi l’amore ce l’ha già, con la speranza che continui a goderselo, sia per chi l’ha appena perso, per non arrendersi alla tristezza. Che prima o poi l’amore arriva e…

Ho avuto anche la fortuna di intervistare l’autrice, la nostra chiacchierata è disponibile qui.

Le città e la memoria #1 – Il ragazzo con la testa fra le nuvole

“In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità. A me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa”

Ogni piazza, ogni strada, ogni vicolo. Tutto richiamava qualcosa, nella sua memoria: le chiavi perse nel tombino, le cacche di cane pestate, un piede in fallo sul gradino.
Di quella salita poi, il ricordo è ancora abbagliante. Gli occhiali caduti a metà strada, le lenti scure che incontrano l’asfalto, e il resto del viaggio molto bello, baciato dal sole.

La chiesa in centro, dove tutti i suoi amici sono stati battezzati, sposati, o salutati per l’ultima volta. Ma in cui lui è entrato sempre con i vestiti sporchi e un’imprecazione trattenuta a stento. Pronto per essere mondato dai peccati e dalle macchie sui pantaloni. Per ricordarsi ogni volta dello scalino all’ingresso gli ci sarebbe voluta la grazia di Dio.

Il ragazzo però non si arrendeva, frequentava palazzetti, campi sportivi, piste di atletica. Osservava attento, cercando nei movimenti degli altri la spiegazione del loro equilibrio. Ma presto dovette smettere: i suoi passi creavano scompiglio nelle tribune e la lobby dei venditori di pop-corn lo denunciò.

Quello che hai amato – AA.VV. (a cura di Violetta Bellocchio). Tre motivi per leggerlo.

Undici donne, undici storie vere. Undici (s)oggetti da raccontare e undici modi diversi per farlo, undici voci caratteristiche. La domanda che ha dato origine a questi racconti però è una sola: “cosa hai amato?” e l’ha posta Violetta Bellocchio, fondatrice e curatrice del sito di non-fiction al femminile www.abbiamoleprove.com, a cui questo libro è strettamente collegato. Ogni autrice ha risposto a modo suo e il libro raccoglie storie d’amore di tutti i tipi, dal convenzionale al metaforico, raccontate però sempre in maniera affascinante.

Tre motivi per leggerlo:

1- “Dimmi cosa ami e ti dirò chi sei” potrebbe essere la tagline di questa raccolta. Questo libro ci ricorda quanto ognuno di noi è composto dalle esperienze che ha fatto, ma soprattutto della sua relazione con quello che lo ha emozionato, anche quando si trattava solo di una passione temporanea.

2- Perché non bisogna amare il passato per pura nostalgia, ma neanche fare di tutta l’erba un fascio e disprezzare un brutto periodo senza coglierne gli attimi di bellezza.

3- Perché la realtà a volte supera la fantasia, ma solo se sai raccontarla altrettanto bene.

L’avversario – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo.

Un uomo, Jean-Claude Romand, ipoteca la sua vita ad una menzogna. Per 18 anni nasconde la verità a chiunque, compreso se stesso. Si inventa una laurea in medicina e un prestigioso lavoro all’OMS ma in realtà trascorre le sue giornate a passeggiare nei boschi, all’insaputa della famiglia e degli amici. Quando infine rischia di essere scoperto compie un gesto estremo: uccide la moglie, i figli e i genitori e poi tenta il suicidio.

Un altro uomo, lo scrittore Emmanuel Carrère, si appassiona alla sua storia e decide di raccontarla, cercando di ricostruire la genesi della personalità de “L’avversario”.

Tre motivi per leggerlo:

1- Per capire che il male non è un’entità monolitica ma un grumo inestricabile di odio e dolore mescolati agli altri sentimenti. E che c’è altro fuori dal binomio crimine-perdono.

2- Per l’umanità che possiamo trovarvi: l’umanità di Romand, carnefice degli altri ma vittima di se stesso, e l’umanità di Carrère, che con totale sincerità racconta una storia da cui è attratto e respinto allo stesso tempo.

3- A metà tra reportage e diario di impressioni, con questo libro Carrère inaugura la sua svolta della biofinzione (di cui ho già parlato qui e qui), perciò è un ottimo punto da cui iniziare per scoprire la sua produzione.

Il peccato – Giovanni Boine. Tre motivi per leggerlo.

Il peccato è un titolo preciso e fuorviante allo stesso tempo. La storia raccontata è infatti quella di una relazione immorale tra un giovane di ventisei anni e una ragazza di ventuno, novizia nel convento cittadino. Vengono presto scoperti, il paese è piccolo e la gente mormora, e dovranno decidere il da farsi: separarsi e insabbiare il tutto o assumersi le responsabilità delle loro azioni?

Ma il peccato in realtà non è il loro amore clandestino, di cui a fine lettura resta poco. Il peccato è quello del protagonista “il signor B.” (alter-ego dell’autore): il suo essere fuori dal mondo, perso nei suoi pensieri e incapace di agire, il suo temperamento avverso al presente ma non rivoluzionario, solo stralunato. Il suo essere sempre altrove (che però a volte è molto meglio di contro, direbbe qualcuno).

Tre motivi per leggerlo:

1- Se si è giovani, per riconoscersi, se non lo si è, per capire qualcosa di chi lo è.

2- Per gustarsi le mille parentesi di Boine, tratto stilistico stravagante ma che, invece di intralciare, impreziosisce la lettura.

3- Se si è alla ricerca di un posto nel mondo, non per capire dove dobbiamo arrivare ma per chiedersi almeno da dove vogliamo partire.

La vita come un romanzo russo – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo.

1- Se pensate di essere speciali, che le vostre ansie e paranoie siano uniche al mondo, e quindi terribili, inspiegabili e inaffrontabili, leggete questo libro: di colpo i vostri vi sembreranno pensieri del tutto naturali.

2- “Conosci te stesso”, ammonisce il tempio a Delfi. Di certo i Greci erano stati più concisi e nelle quasi 300 pagine di questo libro non si aggiunge molto altro. Eppure lo stile di Carrère, inquieto e preciso fino all’ossessione, ci impiega di più ma imprime anche più a fondo la verità contenuta in quelle tre parole.

3- Non abbiate paura, i romanzi russi c’entrano poco in realtà. Se ne respira l’atmosfera e si possono cogliere parallelismi ma questo libro si legge benissimo anche senza aver mai aperto Tolstoj o Dostoevskij.

Limonov – Emmanuele Carrère. Tre motivi per leggerlo

1- Poeta, delinquente, barbone, maggiordomo, giornalista, scrittore, guerrigliero e attivista politico: questo e altro è stato il protagonista del libro. “Tu non sei il tuo lavoro” ammoniva Tyler Durden e questa massima sembra scritta apposta per Eduard “Limonov” Savenko: uomo dalle mille occupazioni ma che nel profondo è sempre stato, o ha sempre voluto essere, fedele ad un suo ideale.

2- Limonov raccontando la storia di un solo uomo ci parla in realtà di tutta la Russia, di una nazione reale che per decenni è stata (e forse è tuttora?) in balìa di un potentissimo immaginario collettivo che ha plasmato le menti di intere generazioni. E chi meglio di Eduard, che ha sempre vissuto guardando più al concetto che alla sostanza, per illustrare la Storia con la sua storia?

3- Limonov appunto è interessante anche quando non parla di Limonov. Gli excursus storici, le divagazioni e le riflessioni dell’autore (che freme dalla voglia di parlarci un po’ anche di sé, si nota nei brevi inserti autobiografici) sono interdipendenti con il racconto delle azioni del protagonista: i due aspetti vanno compresi insieme, altrimenti nulla è chiaro.

Dylan Skyline – Tre motivi per leggerlo

1- Qual è la cosa più bella per un fan? Parlare delle proprie passioni, meglio se ad altri fan come lui, in grado di capirlo e dargli nuovi punti di vista. Ecco, leggere questo libro è come trovarsi ad una conferenza organizzata dall’associazione dylaniani d’italia.

2- Cosa sono le canzoni di Dylan se non una lunga serie di brevi racconti? E quante volte avremmo voluto fare nostri alcuni di quei racconti, sapere di più sui loro personaggi? Adesso si può, grazie a Chissà se si ricorda ancora di me, uno dei dodici pezzi di questo libro, che dà voce alla misteriosa Girl From The North Country.

3- Il titolo è appropriatissimo, non solo cita in modo originale un disco a volte sottovalutato, ma esprime alla perfezione il clima della raccolta: una serie di racconti nell’orizzonte di Dylan: su lui, a lui ispirati, sulle sue canzoni e su ciò che ci fanno provare ad ogni ascolto.

L’arte della magia – Terry Pratchett. Tre motivi per leggerlo.

1- C’è il fantasy, guerrieri mostri maghi streghe elfi e nani, e poi c’è il miracolo di Pratchett, che grazie all’umorismo riesce a rivoltare dall’interno un genere, senza per questo fargli perdere il minimo grado di suspense e di tensione narrativa.

2- L’incipit del romanzo ci informa che siamo nel Mondo Disco, un mondo piatto sorretto da quattro giganteschi elefanti che a loro volta poggiano sul dorso della grande A’ Tuin, un’immensa tartaruga millenaria che vaga nello spazio. Mi sembra un ottimo inizio, no?

3- Lo stile di Pratchett è unico: comico ad ogni livello (humour, giochi di parole, comicità “bassa”) ma non per questo piatto o banale, sempre ricco di metafore ardite e vocaboli inusuali.