Vite che non sono la mia – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo

Due morti, e tutte le altre vite che ne vengono scosse, compresa quella dello scrittore. Questa, in breve, la trama del libro. Carrère assiste in pochi mesi a due tragici eventi: lo tsunami in Sri Lanka (da cui la prima vittima, la figlia di una coppia di amici) e il cancro che si porta via la sorella della sua compagna, una donna con marito e figli. A partire da questi episodi ricostruisce le esistenze delle scomparse ma soprattutto di chi è stato loro vicino. Un libro toccante, che parla del più difficile dei temi, il rapporto con la morte, con il più normale degli sguardi: quello della vita di tutti i giorni.

Perché leggerlo?

1- Perché ci ricorda che di fronte ai disastri le nostre vite sembrano ancora più piccole, ma sono l’unica cosa che abbiamo e non possiamo trascurarle.

2- Ogni libro di Carrère è anche un libro su Carrère e, come l’autore si mette a confronto con le altre persone, così noi possiamo paragonarci a lui, ai suoi dubbi e ai suoi pensieri, e ricordare il valore della compassione.

3- Il dolore per la perdita di una persona cara, la sofferenza dei malati, l’impotenza di fronte al corso della vita, sono tutti argomenti dalla drammaticità facile, certo. Ma qua troverete uno scrittore che sa emozionare allo stesso modo anche quando descrive l’iter di una legge o i ricorsi in tribunale, e non è cosa da poco.

Quante strade. Bob Dylan e il mezzo secolo di Blowin’ in the wind – Alberto Crespi. Tre motivi per leggerlo.

Come si fa a scrivere un intero libro su una canzone? E perché quella canzone è ancora così presente nella nostra vita a più di cinquant’anni dalla sua prima esecuzione?
Alberto Crespi risponde a entrambe le domande con un saggio che ripercorre la vita e le opere di Bob Dylan, gli ultimi cinquant’anni di storia musicale e politica, e il modo in cui tutti questi aspetti si incontrano: dal movimento per i diritti degli anni ’60 al sostegno di Dylan ad Obama, passando per il suo incontro con il Papa.

Tre motivi per leggerlo:

1- Perché ci ricorda l’infinito potere delle parole e della musica, e di quello che possono fare insieme.

2- Perché l’autore è un catalogo vivente: di aneddoti, dischi, film, altri saggi. Ogni capitolo di questo volume si conclude con una bibliografia ricca di suggerimenti per approfondire l’argomento.

3- Il tono è spigliato e per nulla accademico, ma se la dissertazione per una sola voce vi sembrasse troppo noiosa avrete anche uno spazio per rilassarvi: tra un capitolo e l’altro l’autore inserisce interviste a personalità della cultura, della musica e persino della politica. Potrete sapere cosa ne pensano di Blowin’ in the wind non solo De Gregori e Guccini, ma anche, tra gli altri, Walter Veltroni e Furio Colombo.

Le città e la memoria #3 – La Regina

“To avoid complications, she never kept the same address. In conversation, she spoke just like a baroness”

Era il quarto trasloco quest’anno. Un altro salotto da lasciare, un’altra casa ad aspettarla, in un’altra parte della città. L’avevano trovata presto stavolta, ma lei come sempre era stata più veloce. Al suo servizio non aveva guardie, ma una talpa in caserma. Mentre si nascondeva, nulla le era nascosto.
I poliziotti avevano assistito al solito spettacolo, senza nessun attore: la stanza era perfetta, segno che lei era già in fuga.

La chiamavano la Regina, perché trasformava tutti i suoi alloggi in residenze da sangue blu. Dalle stalle alle stelle: entrava in un tugurio e usciva da un palazzo, varcava la soglia di una bettola e abbandonava una reggia.

Gli investigatori avevano mestiere, ogni donna ha un vizio, e provarono a incastrarla esaminando le spese per l’arredamento. Indagarono nei negozi, interrogarono i commessi, setacciarono i dati delle vendite. Non trovarono nulla di sospetto: lei aveva fornitori esclusivi, sempre diversi e sempre discreti.
Era furba, non aveva mica scelto questo mestiere per farsi arrestare da dei plebei qualunque. La sua mano era molto richiesta, la sua dote altrettanto preziosa.

Un giorno decise di ritirarsi, con la sicurezza di essere ricordata. Cambiò molte case negli ultimi mesi, prima del colpo definitivo. Rubò i gioielli più preziosi del Paese e quelli in divisa non poterono farci nulla.
Quando riportarono sulla mappa tutti i punti che lei aveva toccato, per disperazione si misero a collegarli, sperando che il gioco riuscisse dove l’intelligenza aveva fallito.
La risultante? Una corona, l’ultimo oggetto di cui si era appropriata.
La regina sarebbe stata sempre al di sopra di loro.

Gli ingiusti

[Spero che Borges mi perdoni, qui l’originale]

Un uomo che coltiva solo il suo ego.
Chi è contento che sulla Terra esista la musica, ma solo quella che piace a lui.
Chi ignora il significato di certe parole.
Due baristi, al Sud o al Nord, che non fanno lo scontrino per il caffè.
Un politico che intuisce le ingiustizie, ma le ignora, e fa carriera.
L’editore che non pubblica, perché il libro gli piace ma l’autore gli sta antipatico.
Una donna e un uomo che non aprono un libro da anni, figuriamoci di poesia.
Chi tortura un animale sveglio.
Chi si arrabbia senza che gli venga fatto alcun male.
Chi è contento che sulla terra ci sia il McDonald’s.
Chi preferisce riutilizzare gli spunti degli altri.
Tali persone, che a volte coincidono, stanno distruggendo il mondo.

Solo il vento lo sa

The answer, my friend, is blowin’ in the wind, the answer is blowin’ in the wind

Gli piaceva proprio lavorare da solo. Non amava la compagnia forzata di certi ambienti, avere sempre gente intorno. Inoltre così era libero di cantare quando gli pareva. La musica lo aiutava a passare la giornata lì in cantiere, ne ascoltava tanta a casa e si portava dietro le melodie quando usciva. I suoi colleghi spesso lo prendevano in giro: “Altro che operaio, dovresti fare il cantante!”. All’inizio se l’era anche presa, ma dopo un po’ aveva smesso di ascoltarli.
Era così anche quel giorno, sul solito ponteggio nel lato destro dell’edificio, quello esposto al vento. C’era spazio per una persona al massimo, un posto che nessuno voleva. Nessuno tranne lui, ovviamente. Sceglieva sempre quella piccola superficie per stare in piedi, da solo. Lì quel giorno il vento soffiava fortissimo, sembrava volesse buttarlo giù, mentre lui canticchiava Bob Dylan. Aveva sentito alla radio del premio Nobel, e gli era tornata in mente quella canzone che, pur non capendo bene il testo, gli era sempre piaciuta molto. E proprio sul ritornello aveva messo un piede in fallo, aveva perso l’equilibrio.
Certo, non era stato il vento a farlo inciampare, a quello aveva pensato da solo.
Ora che era lì però, appeso con una mano alla struttura, alla plastica che pian piano cedeva, era il vento che malediva, perché continuava a soffiare e a spingerlo verso l’esterno, a fargli cedere la presa della mano, l’unica cosa che lo teneva ancora vivo. Il vento infame però non si limitava a questo, la cosa peggiore doveva ancora farla: quando l’uomo cominciò a gridare, a chiamare aiuto a pieni polmoni, il vento sembrò d’improvviso aumentare e coprì le sue urla. Riusciva a sentire i suoi colleghi che lo chiamavano per la pausa pranzo, ma non a farsi sentire da loro, mentre sentiva le energie abbandonarlo sempre di più. La sua voce non poteva parlare con le altre voci che lo cercavano, portate dal vento e a cui il vento negava una risposta.

The answer, my friend, is blowin’ in the wind. The answer is blowin’ in the wind

[Questo racconto è stato selezionato per la distribuzione all’interno del progetto “Racconti in concerto” e potreste trovarlo ad uno dei concerti di Murubutu. Tutti i dettagli qui]

Lettori si cresce – Giusi Marchetta. Tre motivi per leggerlo

Un’insegnante che si interroga sui (suoi) metodi educativi. Un’autrice che ci regala un saggio scritto così bene che sembra un romanzo. Prima di tutto una lettrice, che confessa la sua passione e cerca di capire come possiamo trasmetterla agli altri. Perché ogni buon libro ci mette davanti alla parte più intima di noi, ma come ci poniamo noi di fronte a chi dei libri non sa cosa farsene?

Tre motivi per leggerlo:

1- Questo libro è un atto d’accusa: ai politici che guardano alla cultura considerandola solo qualcosa con cui “si mangia” oppure no, invece di pensare al vero nutrimento che si potrebbe dare all’Italia. Alla Tv, che costruisce narrazioni facilitate e false, mettendo in primo piano il successo e non la qualità. E ai più colpevoli: noi che ci nascondiamo dietro al dogma dell’utilità della letteratura e non sappiamo più spiegare quanto sia bello leggere.

2- Leggete questo libro anche se non av(r)ete nulla a che fare con l’insegnamento: la letteratura va difesa sempre, non solo nella aule.

3- Non cadiamo nello stesso errore deprecato dall’autrice: questo libro va letto non solo perché intelligente e utile, ma anche perché sincero e appassionante. Nessuno che si definisca “lettore” potrebbe richiuderlo senza dirsi profondamente coinvolto.

Le città e la memoria #2 – Il fattorino

“Bicycle bicycle bicycle
I want to ride my bicycle bicycle bicycle
I want to ride my bicycle
I want to ride my bike
I want to ride my bicycle
I want to ride it where I like

You say black I say white
You say bark I say bite
You say shark I say hey man
Jaws was never my scene
And I don’t like Star Wars”

Il lavoro gli piaceva, questo era certo. In bici ci andava già di suo, e adesso che lo stipendio seguiva a ruota non poteva che esserne contento. Portava le pizze, e i soldi a casa, così magari l’anno prossimo avrebbe preso una stanza tutta per sé, sarebbe andato via per studiare cinema, e anche a lui qualche volta avrebbero recapitato la cena. Le sorprese poi non mancavano, la città non era grande ma piena di vita. Ogni consegna era una porta spalancata, su un mondo di cui sognava di far parte. Nel frattempo però si accontentava di tenerlo a mente: casa per casa, inquilino per inquilino. Tanti fotogrammi da collezionare, sognando un futuro da personaggio principale.

Una volta si trovò davanti una ragazza ancora in accappatoio dopo la doccia. Lei era di fretta, coperta alla meno peggio, gli aveva aperto così. Lui si bloccò, arrossì più del pomodoro e salutò subito senza pensare ad altro, si dimenticò del resto.

Un’altra volta fu spettatore, a notte fonda: chi lo aveva chiamato si era addormentato sul divano, e chi prima dormiva era adesso sveglio ad accoglierlo, e a rimproverare il dormiente. La lite lo affascinava, ma le sue intrusioni erano istanti, quello invece si annunciava un cortometraggio. Prese il suo compenso e ripartì.

Si sentì perso una sera, era in una zona che non conosceva, che non aveva ancora inquadrato, e il suo viaggio era stato incerto, come la voce al citofono che lo invitava a salire al… terzo o sesto piano?
Per scoprirlo dovette andare fino in fondo, o meglio in cima. Per non sbagliare prese le scale, e sbagliò. Il cliente impaziente veniva giù con l’ascensore e presto la situazione si capovolse. La perplessità era generale, si sentivano scombussolati, sottosopra. La tecnologia però venne in aiuto, il secondo contatto telefonico fu quello decisivo.

Anche da lì presto ripartì, con un cartone in meno e un episodio in più.

La verità, vi spiego, sull’amore – Enrica Tesio. Tre motivi per leggerlo.

Romanzo-verità, fin dal titolo. La storia è raccontata in prima persona dalla 35enne Dora, madre dei piccoli Micol e Pietro, che è stata appena lasciata dal padre dei bambini. Tra tate improbabili, amiche single (e) disperate, nonni altrettanto separati, la protagonista riflette con ironia dolceamara sulla relazione appena finita, su ciò che ha capito dell’amore e di se stessa. Saprà trovare un nuovo compagno o resterà bloccata tra i fantasmi della storia passata e la sua vita di madre single?

Il romanzo è pieno di citazioni dal fortunatissimo blog dell’autrice, tiasmo.wordpress, chi ne è affezionato lettore ne riconoscerà molte. Il libro però va oltre il semplice accumulo di post e la storia appassiona anche chi ne sa già qualcosa.
Tre motivi per leggerlo:

1- Esiste davvero una verità sull’amore? Per certe cose è sempre meglio  Fromm, ma questo libro offre una storia sviscerata nei minimi dettagli, e leggendolo possiamo capire anche un po’ più delle nostre.

2- Oltre agli struggimenti, ai momenti tristi e commoventi, qui si ride tantissimo. Il talento della Tesio sta nel bilanciare le parti melense con massicce dosi di umorismo, trattando tutto con serietà e leggerezza al tempo stesso.

3- Il libro guarda al futuro, ed è quindi ottimo sia per chi l’amore ce l’ha già, con la speranza che continui a goderselo, sia per chi l’ha appena perso, per non arrendersi alla tristezza. Che prima o poi l’amore arriva e…

Ho avuto anche la fortuna di intervistare l’autrice, la nostra chiacchierata è disponibile qui.

Le città e la memoria #1 – Il ragazzo con la testa fra le nuvole

“In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità. A me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa”

Ogni piazza, ogni strada, ogni vicolo. Tutto richiamava qualcosa, nella sua memoria: le chiavi perse nel tombino, le cacche di cane pestate, un piede in fallo sul gradino.
Di quella salita poi, il ricordo è ancora abbagliante. Gli occhiali caduti a metà strada, le lenti scure che incontrano l’asfalto, e il resto del viaggio molto bello, baciato dal sole.

La chiesa in centro, dove tutti i suoi amici sono stati battezzati, sposati, o salutati per l’ultima volta. Ma in cui lui è entrato sempre con i vestiti sporchi e un’imprecazione trattenuta a stento. Pronto per essere mondato dai peccati e dalle macchie sui pantaloni. Per ricordarsi ogni volta dello scalino all’ingresso gli ci sarebbe voluta la grazia di Dio.

Il ragazzo però non si arrendeva, frequentava palazzetti, campi sportivi, piste di atletica. Osservava attento, cercando nei movimenti degli altri la spiegazione del loro equilibrio. Ma presto dovette smettere: i suoi passi creavano scompiglio nelle tribune e la lobby dei venditori di pop-corn lo denunciò.

Quello che hai amato – AA.VV. (a cura di Violetta Bellocchio). Tre motivi per leggerlo.

Undici donne, undici storie vere. Undici (s)oggetti da raccontare e undici modi diversi per farlo, undici voci caratteristiche. La domanda che ha dato origine a questi racconti però è una sola: “cosa hai amato?” e l’ha posta Violetta Bellocchio, fondatrice e curatrice del sito di non-fiction al femminile www.abbiamoleprove.com, a cui questo libro è strettamente collegato. Ogni autrice ha risposto a modo suo e il libro raccoglie storie d’amore di tutti i tipi, dal convenzionale al metaforico, raccontate però sempre in maniera affascinante.

Tre motivi per leggerlo:

1- “Dimmi cosa ami e ti dirò chi sei” potrebbe essere la tagline di questa raccolta. Questo libro ci ricorda quanto ognuno di noi è composto dalle esperienze che ha fatto, ma soprattutto della sua relazione con quello che lo ha emozionato, anche quando si trattava solo di una passione temporanea.

2- Perché non bisogna amare il passato per pura nostalgia, ma neanche fare di tutta l’erba un fascio e disprezzare un brutto periodo senza coglierne gli attimi di bellezza.

3- Perché la realtà a volte supera la fantasia, ma solo se sai raccontarla altrettanto bene.