Molti libri, molti motivi

Avevo aperto questo blog come laboratorio: l’obiettivo era scrivere qualcosa su ogni libro che avessi letto e apprezzato, che fosse una recensione accurata o una semplice descrizione. L’ho fatto per un po’ con la serie “Un libro, tre motivi”, ma mi sembra di aver finito le idee e non voglio cominciare a ripetermi. Nell’attesa di trovare un nuovo schema, ecco un post un po’ più lungo del solito, dedicato alle mie letture degli ultimi mesi.

Michele Mari – Leggenda Privata.

Quando hai passato l’infanzia e l’adolescenza ad avere paura di tutto (specialmente di tuo padre), l’unica autobiografia possibile per te è quella in cui provi a ricambiare, spaventando a morte il lettore.

Quando sei uno scrittore affermato e insegni Letteratura Italiana all’università, non puoi scrivere un libro come gli altri. Se la letteratura è la tua vita, per far diventare la tua vita letteratura devi metterti d’impegno più del solito, perché conosci già tutti i trucchi del mestiere.

Questo potrebbe aver pensato Michele Mari quando ha avuto l’idea per Leggenda Privata: un libro sui generis in cui il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza si innesta, procedendo poi con un movimento a spirale, su una vicenda a tinte horror che vede protagonista lo stesso autore nel presente, circondato da mostri che gli impongono di ricordare e scrivere. Forte di un linguaggio molto aulico, per cui spesso mi sono ritrovato a dover consultare il vocabolario, e di una raccolta di foto di famiglia, questo è un libro non facile, perfino disturbante in certi punti, ma di certo destinato a lasciare un segno in noi e nella letteratura di questi tempi.

Gay Talese – Motel Voyeur

Un uomo, Gerald Foos, è proprietario di un motel in Colorado. Grazie ad una particolarità architettonica dell’edificio, scopre di poter spiare i suoi clienti nelle loro camere; annota poi tutte le sue osservazioni, esperienze e riflessioni in un pluridecennale “Diario del Voyeur”.
Un altro uomo, Gay Talese, giornalista e scrittore, entra in contatto con Foos negli anni ’80 venendo a conoscenza della vicenda, ma solo nel 2015 ottiene il permesso per raccontarla usando il vero nome del suo protagonista.

Il risultato è Motel Voyeur, una sintesi delle migliaia di pagine del ben più corposo “Diario del Voyeur”, di cui prende gli episodi più rilevanti all’interno della generale cornice. Ma in cui soprattutto si tratteggia, in una maniera non così esauriente in realtà, la storia di Foos: la cui identità di Voyeur attraversa i decenni, dall’infanzia alla maturità, spingendolo a definirsi “un pioniere della ricerca sul sesso”, e si spinge fino ai nostri giorni, in cui lo spionaggio è istituzionalizzato e il voyeurismo incoraggiato, più che represso.

P.S. Dopo l’uscita del libro, sono state scoperte numerose falle nella testimonianza e nella cronologia di Foos, rendendo falsi, o perlomeno da ricollocare, molti dei suoi racconti. Direi però che l’interesse per il libro rimane, perché il Voyeur è più personaggio che persona: il focus è più sulla sua attitudine e i suoi pensieri che sui fatti a cui assiste.

Mario Desiati – Candore

La pornografia è il tema principale di questo romanzo. Il protagonista infatti ne è un consumatore compulsivo, un cultore ostinato e vorace, ma molto distante dallo stereotipo dell’erotomane. Per lui, novello Don Chisciotte dell’hard, i film a luci rosse rappresentano un ideale a cui tendere, un universo di valori a cui la realtà dovrebbe conformarsi, e non viceversa.

La vicenda tragicomica è quindi servita: il candore è quello di chi vede nobiltà dove tutti vedono abiezione, romanticismo in luogo di perversione, tensione spirituale invece che bassezze. La storia del protagonista Martino Bux è dunque un percorso rovinoso, tra miseria e disperazione, parallelo a quello imboccato dal genere pornografico negli ultimi decenni, in un crescendo di violenza e allontanamento dalla realtà.

Vanni Santoni – Gli interessi in comune

Questa vicenda è ambientato in Valdarno (provincia di Firenze e Arezzo), la stessa zona dove vivo anche io, perciò conosco bene i luoghi in cui in cui il gruppo di protagonisti passa le giornate e le nottate.

Quello che però mi ha fatto davvero apprezzare questo libro, tanto da spingermi a rileggerlo una seconda volta di recente, non è stato il privilegio di poter ricollegare nomi e ambienti narrativi ai loro corrispondenti reali, ma la capacità dell’autore di evidenziare, anche con poche frasi, la consistenza (apparentemente forte e in realtà molto sfilacciata) di un gruppo di amici in età adolescenziale. Un elemento che, pur parlando strettamente di provincia, rende questo romanzo capace di andare ben oltre il piccolo ambiente di riferimento.

Emmanuel Carrère – Il Regno

Negli ultimi due anni sono diventato un fan accanito di Carrère: ho divorato tutte le sue pubblicazioni da L’avversario in poi. Adoro il suo stile fluido da reportage giornalistico, il continuo oscillare tra bio e autobiografia, le ricostruzioni psicologiche e le divagazioni filosofiche. Questo libro, un’inchiesta sulle origini del Cristianesimo, è una summa di tutto ciò, e infatti mi è piaciuto ancora più dei precedenti. L’unica pecca che gli si può trovare è l’eccessiva sincerità: tolti alcuni commenti sarcastici (che io ho peraltro apprezzato molto), il libro sarebbe stato perfetto sia per un credente devoto che per un ateo incallito, perché sospende il giudizio sul trascendente e si concentra sull’umanità delle persone, che rimane sempre la cosa più sacra che esista.

Roland Barthes – Dove lei non è

Sono arrivato a questo libro dopo aver letto I Frammenti di un discorso amoroso e le somiglianze si vedono tutte. Entrambi sono libri in absentia, entrambi sono libri-dedica (questo alla madre scomparsa, quello all’importanza del discorso sentimentale) ed entrambi sono costituiti da frammenti. Dove lei non è ha la forma di un diario, che l’autore tenne per i due anni successivi alla morte della madre e non è un prodotto così memorabile, per la sua stessa natura intrinseca di collezione di pensieri sparsi e non rielaborati.

Però è interessante vedere il percorso altalenante del lutto, che non sembra volersi mai risolvere in una piena accettazione da parte dell’autore, almeno finché non abbia sistematizzato il suo dolore in qualche categoria intellettuale. Come se tutta la cultura di cui dispone fosse incapace a far fronte ad una sola innegabile verità.

Gli ingiusti

[Spero che Borges mi perdoni, qui l’originale]

Un uomo che coltiva solo il suo ego.
Chi è contento che sulla Terra esista la musica, ma solo quella che piace a lui.
Chi ignora il significato di certe parole.
Due baristi, al Sud o al Nord, che non fanno lo scontrino per il caffè.
Un politico che intuisce le ingiustizie, ma le ignora, e fa carriera.
L’editore che non pubblica, perché il libro gli piace ma l’autore gli sta antipatico.
Una donna e un uomo che non aprono un libro da anni, figuriamoci di poesia.
Chi tortura un animale sveglio.
Chi si arrabbia senza che gli venga fatto alcun male.
Chi è contento che sulla terra ci sia il McDonald’s.
Chi preferisce riutilizzare gli spunti degli altri.
Tali persone, che a volte coincidono, stanno distruggendo il mondo.

La famiglia

Tra parenti è normale, spesso ci si accapiglia
volano parole grosse, si rimprovera, si striglia.
Qualcuno dà sempre dispiaceri, il figlio o la figlia,
a volte scappano di casa, percorrendo delle miglia.
Per chi cerca la privacy si sconsiglia,
nulla valgono le precauzioni, non conta se si bisbiglia,
di qua si litiga, di là si origlia.
In casi gravi arriva la violenza, la situazione si fa vermiglia,
bisogna allora fuggire, anche facendo un parapiglia.
In tavola c’è sempre, di vino, una bottiglia
e chi non c’è abituato poi barcolla, come fosse spezzata la chiglia.
Nonostante tutto basta poco, un battito di ciglia
e irrompe la tenerezza, si sta vicini, ci si assottiglia,
ci si rotola nel letto, una biglia,
l’orecchio al petto per sentire rumori, una conchiglia.
Alla fine, nelle difficoltà, sempre lì si torna, ci si appiglia,
proprio come Sanremo, la famiglia è sempre la famiglia.

 

Che ora è? L’ora di studiare

Orologio-Clock-Ora-Now-Fabrizio-de-Marco

7 minuti per alzarsi dal letto
8 messaggi da leggere su whatsapp in treno
9 scalini per arrivare all’aula
10 numero massimo di assenze al corso
11 pagine di appunti finora
12 i crediti da acquisire
13 gli euro che ti restano dopo aver comprato il pranzo
14 i giorni che mancano all’esame
15 le volte che ti sei ripetuto: “oggi studio senza distrarmi”
16 i posti nell’aula studio
17 le persone in fila alla macchinetta del caffè
18 le pagine che hai saltato pensando: “tanto queste non le chiede”
19 il costo della bottiglia che hai diviso con gli amici all’aperitivo
20 I posti nella tua carrozza al ritorno
21 gli anni che hai
22 il numero del fumetto seriale che leggi prima di dormire
23 La percentuale di batteria rimasta al telefono, l’ultima cosa che vedi prima di addormentarti

Come è difficile restare padre quando i figli scrivono

kafka2

Franz Kafka- Lettera al padre, mai spedita, 1919.
“Caro papà, recentemente ti è capitato di chiedermi perché affermo che avrei paura di te. Come al solito non ho saputo risponderti, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché motivare questa paura richiederebbe troppi particolari, più di quanti riuscirei a riunire in qualche modo in un discorso. Se ora tento di risponderti per lettera, anche questa sarà una risposta molto incompleta, perché anche quando scrivo mi bloccano la paura di te e le sue conseguenze, e perché la vastità del tema oltrepassa di gran lunga la mia intelligenza. [e altre 60 pagine]”

Figlio di Franz Kafka- Telegramma al padre, mai trasmesso, 1954.
“Caro papa- STOP- mi avevi chiesto perché dico di avere paura di te- STOP- non avevo risposto a causa della suddetta paura e di altri motivi- STOP- la risposta avrebbe richiesto troppo tempo e troppi sforzi- STOP- tento di risponderti qui ma so che non riuscirò a dire tutto- STOP”

Nipote di Franz Kafka- Messaggio in segreteria telefonica al padre, mai ascoltato, 1990.
“Caro papà, è vero, ho paura di te e vorrei dirti il perché, di persona non ero riuscito a chiarirmi perché appunto mi fai paura. Richiamami appena senti.”

Pronipote di Franz Kafka- Tweet al padre, mai letto, 2016.
“@Caropapà, mi fai paura, non mi so spiegare a voce.
#fatherandson #eredità #buonsanguenonmente”

Dialogo di coppia #2

– Stai con me solo per il sesso! Non ti interessa altro.
– Non è vero! Sto con te perché mi migliori, depuri la mia anima e rimuovi lo sporco che c’è in me.
– Appunto, vuoi usarmi per scopare…

Dialogo di coppia #1

LA DONNA INNAMORATA E L’UOMO INDECISO
– Dimostrami che tieni a me, scrivimi una poesia d’amore!
– Purtroppo
Oggigiorno
È
Semplice
Innamorarsi
Ancora,
Diventa
Arduo
Mantenersi.
Occorrerebbe
Ritornare
Estranei.

Marx rilegge Shakespeare: Amleto

Uno spettro si aggira per la Danimarca: il comunismo. Il vecchio Amleto, imprenditore suicidatosi dopo che il fratello l’aveva estromesso dall’azienda di famiglia e gli aveva rubato la moglie, appare a suo figlio e lo incita a vendicarlo tramite l’instaurazione di un regime comunista che impedisca allo zio di godere i frutti del suo crimine. Il giovane, omonimo del padre, è pero titubante: la sua ambizione infatti lo spingerebbe a tentare una scalata ai vertici dell’azienda, che d’altronde gli spetterebbe di diritto. Perciò per molto tempo egli riflette sul da farsi e, dinanzi agli occhi dei suoi consulenti, Rosencrantz & Guildenstern, appare come un pazzo che posticipa ogni buon affare, compreso il matrimonio con Ofelia, una giovane ereditiera pazzamente invaghita di lui. Memorabile la scena in cui Amleto si interroga sulla sue scelte future: “Comprare o vendere? Questa è la domanda! È meglio per me conquistare una quota sempre maggiore di capitale e poi cacciare mio zio oppure vendere le azioni e svalutare con la mia condotta il prestigio della ditta?”. Il direttore marketing, Polonio, tenta invano di farlo rinsavire: finisce invece per rimetterci le penne quando Amleto lo incontra di notte e lo uccide per sbaglio, credendo di difendersi dagli scagnozzi degli usurai. La conclusione è tragica: Ofelia si uccide perché il padre le aveva proibito di vedere Amleto, sostenendo che i poveri non siano adatti per lei, mentre zio e nipote si affrontano nello scontro finale durante il consiglio di amministrazione, giungendo ad un esito infausto: gli azionisti infatti abbandoneranno la seduta, ritirando i capitali e lasciando entrambi in bancarotta.

L’appuntamento alfabetico

Arrivare,
Baciarsi.
Camminare
Divagando
E
Farneticare
Giocosamente:
“Ho
Inventato
La
Macchina
Neutralizza
Orrori.
Provala!
Quando
Ridi
Svaniscono
Terrori.
Usandola
Valgono
Zero”