L’avversario – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo.

Un uomo, Jean-Claude Romand, ipoteca la sua vita ad una menzogna. Per 18 anni nasconde la verità a chiunque, compreso se stesso. Si inventa una laurea in medicina e un prestigioso lavoro all’OMS ma in realtà trascorre le sue giornate a passeggiare nei boschi, all’insaputa della famiglia e degli amici. Quando infine rischia di essere scoperto compie un gesto estremo: uccide la moglie, i figli e i genitori e poi tenta il suicidio.

Un altro uomo, lo scrittore Emmanuel Carrère, si appassiona alla sua storia e decide di raccontarla, cercando di ricostruire la genesi della personalità de “L’avversario”.

Tre motivi per leggerlo:

1- Per capire che il male non è un’entità monolitica ma un grumo inestricabile di odio e dolore mescolati agli altri sentimenti. E che c’è altro fuori dal binomio crimine-perdono.

2- Per l’umanità che possiamo trovarvi: l’umanità di Romand, carnefice degli altri ma vittima di se stesso, e l’umanità di Carrère, che con totale sincerità racconta una storia da cui è attratto e respinto allo stesso tempo.

3- A metà tra reportage e diario di impressioni, con questo libro Carrère inaugura la sua svolta della biofinzione (di cui ho già parlato qui e qui), perciò è un ottimo punto da cui iniziare per scoprire la sua produzione.

Il peccato – Giovanni Boine. Tre motivi per leggerlo.

Il peccato è un titolo preciso e fuorviante allo stesso tempo. La storia raccontata è infatti quella di una relazione immorale tra un giovane di ventisei anni e una ragazza di ventuno, novizia nel convento cittadino. Vengono presto scoperti, il paese è piccolo e la gente mormora, e dovranno decidere il da farsi: separarsi e insabbiare il tutto o assumersi le responsabilità delle loro azioni?

Ma il peccato in realtà non è il loro amore clandestino, di cui a fine lettura resta poco. Il peccato è quello del protagonista “il signor B.” (alter-ego dell’autore): il suo essere fuori dal mondo, perso nei suoi pensieri e incapace di agire, il suo temperamento avverso al presente ma non rivoluzionario, solo stralunato. Il suo essere sempre altrove (che però a volte è molto meglio di contro, direbbe qualcuno).

Tre motivi per leggerlo:

1- Se si è giovani, per riconoscersi, se non lo si è, per capire qualcosa di chi lo è.

2- Per gustarsi le mille parentesi di Boine, tratto stilistico stravagante ma che, invece di intralciare, impreziosisce la lettura.

3- Se si è alla ricerca di un posto nel mondo, non per capire dove dobbiamo arrivare ma per chiedersi almeno da dove vogliamo partire.

La vita come un romanzo russo – Emmanuel Carrère. Tre motivi per leggerlo.

1- Se pensate di essere speciali, che le vostre ansie e paranoie siano uniche al mondo, e quindi terribili, inspiegabili e inaffrontabili, leggete questo libro: di colpo i vostri vi sembreranno pensieri del tutto naturali.

2- “Conosci te stesso”, ammonisce il tempio a Delfi. Di certo i Greci erano stati più concisi e nelle quasi 300 pagine di questo libro non si aggiunge molto altro. Eppure lo stile di Carrère, inquieto e preciso fino all’ossessione, ci impiega di più ma imprime anche più a fondo la verità contenuta in quelle tre parole.

3- Non abbiate paura, i romanzi russi c’entrano poco in realtà. Se ne respira l’atmosfera e si possono cogliere parallelismi ma questo libro si legge benissimo anche senza aver mai aperto Tolstoj o Dostoevskij.

Limonov – Emmanuele Carrère. Tre motivi per leggerlo

1- Poeta, delinquente, barbone, maggiordomo, giornalista, scrittore, guerrigliero e attivista politico: questo e altro è stato il protagonista del libro. “Tu non sei il tuo lavoro” ammoniva Tyler Durden e questa massima sembra scritta apposta per Eduard “Limonov” Savenko: uomo dalle mille occupazioni ma che nel profondo è sempre stato, o ha sempre voluto essere, fedele ad un suo ideale.

2- Limonov raccontando la storia di un solo uomo ci parla in realtà di tutta la Russia, di una nazione reale che per decenni è stata (e forse è tuttora?) in balìa di un potentissimo immaginario collettivo che ha plasmato le menti di intere generazioni. E chi meglio di Eduard, che ha sempre vissuto guardando più al concetto che alla sostanza, per illustrare la Storia con la sua storia?

3- Limonov appunto è interessante anche quando non parla di Limonov. Gli excursus storici, le divagazioni e le riflessioni dell’autore (che freme dalla voglia di parlarci un po’ anche di sé, si nota nei brevi inserti autobiografici) sono interdipendenti con il racconto delle azioni del protagonista: i due aspetti vanno compresi insieme, altrimenti nulla è chiaro.

Dylan Skyline – Tre motivi per leggerlo

1- Qual è la cosa più bella per un fan? Parlare delle proprie passioni, meglio se ad altri fan come lui, in grado di capirlo e dargli nuovi punti di vista. Ecco, leggere questo libro è come trovarsi ad una conferenza organizzata dall’associazione dylaniani d’italia.

2- Cosa sono le canzoni di Dylan se non una lunga serie di brevi racconti? E quante volte avremmo voluto fare nostri alcuni di quei racconti, sapere di più sui loro personaggi? Adesso si può, grazie a Chissà se si ricorda ancora di me, uno dei dodici pezzi di questo libro, che dà voce alla misteriosa Girl From The North Country.

3- Il titolo è appropriatissimo, non solo cita in modo originale un disco a volte sottovalutato, ma esprime alla perfezione il clima della raccolta: una serie di racconti nell’orizzonte di Dylan: su lui, a lui ispirati, sulle sue canzoni e su ciò che ci fanno provare ad ogni ascolto.

L’arte della magia – Terry Pratchett. Tre motivi per leggerlo.

1- C’è il fantasy, guerrieri mostri maghi streghe elfi e nani, e poi c’è il miracolo di Pratchett, che grazie all’umorismo riesce a rivoltare dall’interno un genere, senza per questo fargli perdere il minimo grado di suspense e di tensione narrativa.

2- L’incipit del romanzo ci informa che siamo nel Mondo Disco, un mondo piatto sorretto da quattro giganteschi elefanti che a loro volta poggiano sul dorso della grande A’ Tuin, un’immensa tartaruga millenaria che vaga nello spazio. Mi sembra un ottimo inizio, no?

3- Lo stile di Pratchett è unico: comico ad ogni livello (humour, giochi di parole, comicità “bassa”) ma non per questo piatto o banale, sempre ricco di metafore ardite e vocaboli inusuali.

XXI Secolo – Paolo Zardi. Tre motivi per leggerlo.

1- La scrittura di Zardi è incredibile, riesce a commuovere trattando gli argomenti più sporchi e abietti. Il suo però non è un perverso elogio della sporcizia e del degrado, solo un grande talento che emoziona anche quando descrive una discarica o un sito di video pornografici.

2- “If the sun refused to shine, I would still be loving you. / When mountains crumble to the sea, there will still be you and me”, così cantavano i Led Zeppelin nel 1969, negli anni mitici (e mitizzati) dell’amore libero. Cosa succede però quando anche questo amore, l’unica ragione di sopravvivenza in un mondo alla deriva, viene oscurato dalle ombre delle disgrazie, di una malattia, di un tradimento? XXI Secolo risponde a questa domanda e ci descrive la tenacia e l’ostinazione dell’affetto di un uomo per la sua famiglia. La voglia di andare avanti contro e nonostante tutto.

3- Se cercata una distopia alla 1984 questo non è il libro che fa per voi. La storia mondiale, l’ambiente intorno ai personaggi e le notizie alla tv, è solo uno sfondo, per quanto ben allestito. Questo dà una marcia in più al romanzo: XXI Secolo parla della nostra società e del nostro Paese, con una precisione a volte agghiacciante, ma soprattutto parla di quel piccolo paese che ogni famiglia rappresenta, con i suoi edifici sempre in costruzione e le sue strade periferiche a volte inesplorate.

Tutti gli intellettuali giovani e tristi – Keith Gessen. Tre motivi per leggerlo.

1- Se vi sentite intellettuali, scrivete, leggete, studiate all’università o semplicemente cercate di coltivare uno sguardo critico sulla realtà, questo è un libro da cui non potete prescindere, in cui vi riconoscerete di certo.

2- La vanagloria per gli scarsi risultati raggiunti, la smania di essere sempre aggiornati sulle novità culturali e allo stesso tempo le ristrettezze economiche da cui sfuggire, il distacco tra le aspirazioni ideali e l’impegno reale, in una sola parola: velleità, le velleità dei protagonisti Mark, Sam, Keith raccontate alla perfezione, da chi quel mondo lo conosce bene.

3- Il libro è così preciso ed efficace nella rappresentazione anche perché in parte autobiografico. Come si deduce? Non solo uno dei personaggi ha lo stesso nome e provenienza dell’autore, ma Gessen è stato collaboratore del New Yorker e ha fondato e dirige una rivista di letteratura e politica: n+1Non potrebbe esserci testimonianza più accurata.

Di cosa parliamo quando parliamo di libri – Tim Parks. Tre motivi per leggerlo.

1- Se siete lettori “forti” non potrete che apprezzare questo libro. Perché amare la letteratura non significa solo divorare romanzi ma rifletterci sopra, e in questa attività Parks è maestro.

2- La lettura è un atto (quasi sempre) solitario, che ha tra le conseguenze una brama di chiacchiere e condivisione. Come in tutti i discorsi però, il rischio è di cadere in banalità e ripetizioni di vecchie opinioni. Dopo questa lettura non è garantito diventiate più intelligenti, ma almeno avrete degli ottimi spunti da cui partire per i vostri ragionamenti.

3- Se  dopo aver girato l’ultima pagina nessuna delle argomentazioni proposte vi ha convinto, potete comunque tenere il volume nel vostro scaffale: è un ottimo modo per trovare spunti per le vostre prossime letture. Nel vasto elenco di autori citati, italiani e stranieri, classici e contemporanei, ci sarà di certo qualcuno che vi ispiri.

Momo – Michael Ende. Tre motivi per leggerlo.

1- Michael Ende è stato di certo la reincarnazione di Seneca: Momo è il De Brevitatae Vitae del XX° secolo.
2- “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. La frase di Pennac sembra scritta apposta per questo romanzo: tramite il tempo della lettura Momo non ci spiega il tempo, di cui anzi santifica l’incomprensibilità della percezione personale, ma può aiutarci a migliorare il nostro rapporto con il suo trascorrere.
3- Gigi Cicerone, l’amico di Momo all’apice del successo ma schiavo della sua notorietà, è uno dei personaggi secondari meglio riusciti che abbia mai incontrato: altruista e gentile nel profondo, costretto e limitato all’esterno dalla macchina promozionale che lui stesso ha contribuito a creare. Un perfetto “Ritratto dell’artista (di successo) da giovane”.