Possiamo salvare il mondo, prima di cena?

Quello di Jonathan Safran Foer è un nome ben noto tra chi si occupa di vegetarianesimo, grazie al suo precedente saggio Se niente importa. Perché mangiamo animali? (Guanda, 2009)un’inchiesta sul mondo degli allevamenti intensivi. Il libro fece clamore e, se anche non convinse tutti i suoi lettori, di certo pose il problema in maniera profonda, stabilendo una pietra miliare per il futuro dibattito sull’argomento. A dieci anni esatti Foer espande il discorso con Possiamo salvare il mondo, prima di cena (Guanda, 2019). L’autore ritorna infatti a parlare di animali, ma soprattutto della relazione tra allevamento e crisi climatica. Lo scopo però non è tanto dichiarare questo legame, comunque confermato in alcune pagine con puntuali riferimenti bibliografici; Foer non si dedica a investigare il dato, né l’azione da compiere (tutto sommato semplice, pur nella sua drastica alterazione dello status quo), ma i motivi per cui non riusciamo ad agire nonostante la conoscenza. La sua non è un’operazione del tutto nuova, negli ultimi tempi le pubblicazioni a tema fioccano (molto interessante ad esempio MEDUSA, newsletter bisettimanale sull’Antropocene), ma il libro più vicino è forse La grande cecità di Amitav Ghosh (Neri Pozza, 2017), anch’esso sulla nostra incapacità di concepire la crisi climatica. L’opera di Ghosh però, pur restando ancora valida e citata anche da Foer, era uscita nel 2017, prima dello sciopero di Greta Thunberg, prima dei Fridays for future, prima dell’attenzione mondiale sul tema, e non aveva proposte per risolvere la situazione.

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Luna 2069, la fantascienza secondo Leo Ortolani

Leo Ortolani è l’autore di Rat-Man. Leo Ortolani nei due anni dopo la fine della saga di Rat-Man ha pubblicato Cinzia; C’è spazio per tutti; Il buio colpisce ancora e questo ultimo Luna 2069 (Feltrinelli Comics, 2019) .La recensione per me potrebbe anche finire qui, perché è impossibile che non abbiate mai letto niente di Ortolani, e se lo aveste fatto allora non ci sarebbe bisogno di spiegarvi perché ogni suo fumetto è un must per chiunque apprezzi le storie disegnate.
Come dite? Avete abitato trent’anni all’estero e lì non avevano i fumetti italiani? Un vostro amico fan di Jack Kirby vi ha fatto vedere dei disegni di Leo che sembrano proprio ispirati a quelli del Re? Insomma, vi è venuta un po’ di curiosità e vorreste che la soddisfacessimo? E sia, ma se poi vi innamorate di questo fumetto non dite che non vi avevo avvertito.

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Stagione di caccia: il bosco fa paura, gli uomini di più

Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari, già autori di Kraken , tornano a fare coppia per un nuovo fumetto, sempre pubblicato da Tunuè: Stagione di Caccia.
Proprio un cacciatore è il primo personaggio che appare, Giorgio, ritratto mentre racconta a un pubblico fuori pagina storie sulla caccia. Dopo un paio di aneddoti però la scena si allarga e scopriamo chi c’è ad ascoltarlo.

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Il sussurro del mondo: amare il verde, anche senza comprenderlo

Richard Powers ha 62 anni, di cui gli ultimi sei trascorsi a leggere libri sugli alberi, a passeggiare nelle foreste delle Smoky Mountains, tra Tennessee e Carolina del Nord, ma soprattutto a scrivere il suo dodicesimo romanzo, vincitore del Pulitzer 2019, Il sussurro del mondo (il cui titolo originale è The Overstory, molto più significativo). Scorrendo la bibliografia di Powers, salta subito all’occhio la compresenza nelle sue opere di temi umanistici (la musica, gli affetti familiari) e scientifici (genetica, intelligenza artificiale). Powers non è certo uno scrittore che si fa impaurire dalla sfide, da quando, giovane programmatore informatico, decise da un giorno all’altro di abbandonare il suo lavoro per dedicare tutto il suo tempo alla stesura di un romanzo partendo da una fotografia in cui si era imbattuto.

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The Game Unplugged: dibattiti ben circoscritti sul vasto mondo digitale

Nell’ottobre del 2018 è uscito per Einaudi uno strano saggio, The Game. L’autore è Alessandro Baricco, uno fin troppo famoso per dover riassumere qui la sua carriera. Di cosa parlava quel saggio? Dello stesso processo grazie al quale adesso state leggendo questo articolo su uno schermo, ossia la rivoluzione digitale e il suo impatto sulla società, il Game appunto. E com’era questo saggio? A mio parere ricco di pregi quanto di difetti. Aveva un approccio trasversale, a volo d’uccello, su tutta la faccenda. Aveva grandi ambizioni e idee interessanti, nonché un’ottima serie di metafore che ne hanno fatto la fortuna al pari, e forse più, dei concetti espressi: la postura uomo-tastiera-schermo come simbolo della nostra civiltà, le “verità veloci”, imperfette ma perfettibili, come paradigma di trasmissione delle informazioni, e soprattutto il Game, la ragione tecnologica e sociale derivata dai videogiochi e ora estesa all’intera vita. Mancavano però i riferimenti, non c’era una sola nota nell’intero libro, e il tutto era permeato da un ottimismo etereo, che in gran parte ignorava i pericoli e i problemi della trasformazione.

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Il buio colpisce ancora: nuove recensioni per nuovi blockbuster

In principio era Yotobi, diventato famoso su internet per le video-recensioni di film trash, milioni di visualizzazioni per ridere insieme su cose palesemente orribili, girate con due spiccioli. Poi arrivò Leo Ortolani (sì, quello di Rat-Man), con il suo blog Come non detto e i fumetti targati CineMah. Solo che stavolta i film recensiti in teoria non sono delle porcate, anzi, hanno milioni di dollari di budget, attori di grandi livello e registi che sanno il fatto loro. E qual è il risultato? Che nella maggior parte dei casi sono pessimi prodotti lo stesso, pur con tutte le buone (?) intenzioni della produzione (Episodio VIII, anyone?). Per fortuna che, come si diceva già per il precedente Il buio in sala (Bao Publishing, 2016), ci si può sempre consolare con le recensioni di Ortolani, raccolte di nuovo da Bao ne Il buio colpisce ancora (2019).

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Ar-Men: la vita quotidiana ne “L’inferno degli inferni”

Bretagna, la punta occidentale della Francia, una regione protesa verso l’oceano. Una terra ricca di storie e tradizioni, di piccole isole abituate ai pericoli del mare: forti maree, tempeste e soprattutto un insidioso tratto pieno di scogli a fior d’acqua, la chaussée de Sein, dove nel tempo sono naufragate decine di navi.
Per evitare futuri disastri furono costruiti nel corso dell’800 una serie di fari, a partire dalla terraferma e nelle isole vicine. Ma non bastò. Dopo l’ennesimo naufragio nel 1859, il governo di Parigi decise che serviva un faro in mare aperto, per segnalare la massima estensione della secca. Nacque così il faro di Ar-men, la cui storia è raccontata nel fumetto Ar-Men. L’inferno degli Inferni (Tunuè, 2019) da Emmanuel Lepage.

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Avengers: Endgame (Un film, un dialogo)

(Puntata speciale della rubrica)

  • Che spettacolo!
  • Sì, dai, non male.
  • Io comunque resto della mia idea…
  • E cioè? Ancora il discorso sulle risorse?
  • Sì, perché mi sembra una cosa importante. Alla fine sarà anche brutale, ma quello che dice Thanos è più che serio, e qui non ne riparlano mai.
  • Sì, ma un mega-genocidio non mi sembra proprio il metodo migliore.
  • Certo, però non si può negare che il problema rimane. E poi chissà, magari dopo questa cosa la metà rimanente capisce che è il caso di prendere provvedimenti. D’altronde l’esaurimento delle risorse, o cambiamento climatico che dir si voglia, non l’ha mica inventato la Marvel.
  • Madonna quando fai questi discorsi mi sembri un incrocio tra Greta Thunberg e Satana.
  • Ahah! Io invece ragazzi pensavo ad un’altra cosa: non è curioso che questo film esca proprio il 24 Aprile? Cioè nel resto del mondo non vorrà dire nulla, però in Italia fa un po’ senso la storia di un gruppo di persone che si uniscono per combattere un pelato con un progetto discutibile su come riportare l’ordine, no?
  • Andre guarda, non so se è più delirante questa di interpretazione o quella di Marco con l’ecologia.
  • Chiediamolo a Simone vai, l’ho visto ora laggiù, non ce l’aveva neanche detto che c’era anche lui.

[…]

  • Oh, Simo, allora? Qua ci stiamo sbizzarrendo con le teorie, a te come ti è sembrato?
  • A me è piaciuto. Specialmente tutto il bromance tra Cap e Iron Man. Cioè a Tony Stark dispiace quasi più non aver salutato il suo amichetto Steve Rogers che rischiare di morire nello spazio siderale. C’è materiale per le fanfiction di milioni di ragazzine!
  • Mah, secondo me esagerate tutti. Cioè è un bel film, ma niente di che, parliamo comunque di supereroi. Il vero miracolo è che questi riescono ancora a riempire i cinema anche se c’è Netflix. Per me se ti convincono a uscire di casa, prendere la macchina e pagare 10 euro per stare in una sala piena di gente invece che sul divano di casa tua, hanno già vinto tutto. Il cattivo più difficile da sconfiggere resterà sempre la pigrizia…
  • Ovvia, ecco la perla dell’una e un quarto, dopo questo possiamo andare a letto. Buonanotte a tutti, ci risentiamo poi per andare a vedere Spiderman?

Amitav Ghosh – La grande cecità (Un libro, un dialogo)

-Hai visto il video della ragazzina svedese?
-Sì, tu hai letto l’ultimo numero di Internazionale?
-Certo, mi sono anche guardato gli approfondimenti sul sito.
-Quelli mi mancano, però ho letto La grande cecità e l’ho trovato sbalorditivo, una cosa veramente innovativa.
-Quello manca a me, l’ho comprato ma ancora non l’ho letto. Nel frattempo ho fatto una lista di approfondimento, mi aspettano un sacco di letture sull’argomento.
-Ma…
-Che?
-Non ti fa un po’ strano avere tutta questa possibilità di informarsi e allo stesso tempo così poche possibilità di cambiare la situazione in concreto?
-Capisco, ma comunque studiare è meglio di nulla, no?
-Certo, solo che a volte mi sembra di essere un testimone impotente, come in quella canzone. Hai presente “And I’ll tell it and think it and speak it and breathe it. And reflect it from the mountain so all souls can see it. Then I’ll stand on the ocean until I start sinkin’. But I’ll know my song well before I start singin’”?
-Come darti torto.

Vanni Santoni – L’impero del sogno (Un libro, un dialogo)

– E questo cos’è? La copertina è bellissima.
– Hai presente quelli che vogliono sempre raccontarti i sogni che fanno? Quelli che non mollano finché non ti hanno illustrato nel dettaglio tutto tutto tutto quello che hanno sognato?
– Praticamente quelli che ti vogliono scopa’, direbbe Cinghiale.
– Esatto, solo che in questo libro nessuno vuole scopare nessun altro, anzi, il sogno è la base per un’avventura fantasy elaborata e a tratti parodistica, che mette insieme classici della letteratura, archetipi dello spirito umano e riferimenti pop anni ’80 e ’90.
– Miti d’oggi e miti di ieri insomma, cosa direbbe Roland Barthes?
– Non lo so, ma qui non si fa analisi semiotica, c’è una bella componente d’azione, un sacco di adrenalina e trovate originali.
– Ma di cosa parla esattamente?
– C’è questo ragazzo, Federico Melani detto “Mella”, che fa un sogno molto vivido in cui è parte di un congresso con delegazioni di creature di tutti i tipi (draghi, antichi dei, robot, alieni, streghe etc… etc…) riunite per deliberare sull’affidamento di una bambina-dea ad uno dei gruppi.
– E fin qui nulla di eccezionale, c’è gente che fa sogni molto più allucinati.
– Sì, è vero. Però la particolarità di questo è che è seriale e sembra andare avanti anche senza il protagonista. Come se il sogno fosse una dimensione alternativa a cui può accedere solo dormendo, un mondo che è vivo anche per conto suo, ma in cui allo stesso tempo lui ricopre un ruolo importantissimo.
– E che fa allora: dorme tutto il giorno per vivere solo di là?
– Eh, più o meno. Comincia a cercare spazi e tempi durante la giornata per addormentarsi senza essere disturbato, perché si sente coinvolto più dalla sua vita sognata che da quella reale.
– E poi come finisce? Forse ho capito dove vuole andare a parare.
– No guarda, non è così facile da indovinare. Anche perché non è certo il classico libro che si conclude con “era tutto un sogno”.