Il buio colpisce ancora: nuove recensioni per nuovi blockbuster

In principio era Yotobi, diventato famoso su internet per le video-recensioni di film trash, milioni di visualizzazioni per ridere insieme su cose palesemente orribili, girate con due spiccioli. Poi arrivò Leo Ortolani (sì, quello di Rat-Man), con il suo blog Come non detto e i fumetti targati CineMah. Solo che stavolta i film recensiti in teoria non sono delle porcate, anzi, hanno milioni di dollari di budget, attori di grandi livello e registi che sanno il fatto loro. E qual è il risultato? Che nella maggior parte dei casi sono pessimi prodotti lo stesso, pur con tutte le buone (?) intenzioni della produzione (Episodio VIII, anyone?). Per fortuna che, come si diceva già per il precedente Il buio in sala (Bao Publishing, 2016), ci si può sempre consolare con le recensioni di Ortolani, raccolte di nuovo da Bao ne Il buio colpisce ancora (2019).
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Ar-Men: la vita quotidiana ne “L’inferno degli inferni”

Bretagna, la punta occidentale della Francia, una regione protesa verso l’oceano. Una terra ricca di storie e tradizioni, di piccole isole abituate ai pericoli del mare: forti maree, tempeste e soprattutto un insidioso tratto pieno di scogli a fior d’acqua, la chaussée de Sein, dove nel tempo sono naufragate decine di navi.
Per evitare futuri disastri furono costruiti nel corso dell’800 una serie di fari, a partire dalla terraferma e nelle isole vicine. Ma non bastò. Dopo l’ennesimo naufragio nel 1859, il governo di Parigi decise che serviva un faro in mare aperto, per segnalare la massima estensione della secca. Nacque così il faro di Ar-men, la cui storia è raccontata nel fumetto Ar-Men. L’inferno degli Inferni (Tunuè, 2019) da Emmanuel Lepage.

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Avengers: Endgame (Un film, un dialogo)

(Puntata speciale della rubrica)

  • Che spettacolo!
  • Sì, dai, non male.
  • Io comunque resto della mia idea…
  • E cioè? Ancora il discorso sulle risorse?
  • Sì, perché mi sembra una cosa importante. Alla fine sarà anche brutale, ma quello che dice Thanos è più che serio, e qui non ne riparlano mai.
  • Sì, ma un mega-genocidio non mi sembra proprio il metodo migliore.
  • Certo, però non si può negare che il problema rimane. E poi chissà, magari dopo questa cosa la metà rimanente capisce che è il caso di prendere provvedimenti. D’altronde l’esaurimento delle risorse, o cambiamento climatico che dir si voglia, non l’ha mica inventato la Marvel.
  • Madonna quando fai questi discorsi mi sembri un incrocio tra Greta Thunberg e Satana.
  • Ahah! Io invece ragazzi pensavo ad un’altra cosa: non è curioso che questo film esca proprio il 24 Aprile? Cioè nel resto del mondo non vorrà dire nulla, però in Italia fa un po’ senso la storia di un gruppo di persone che si uniscono per combattere un pelato con un progetto discutibile su come riportare l’ordine, no?
  • Andre guarda, non so se è più delirante questa di interpretazione o quella di Marco con l’ecologia.
  • Chiediamolo a Simone vai, l’ho visto ora laggiù, non ce l’aveva neanche detto che c’era anche lui.

[…]

  • Oh, Simo, allora? Qua ci stiamo sbizzarrendo con le teorie, a te come ti è sembrato?
  • A me è piaciuto. Specialmente tutto il bromance tra Cap e Iron Man. Cioè a Tony Stark dispiace quasi più non aver salutato il suo amichetto Steve Rogers che rischiare di morire nello spazio siderale. C’è materiale per le fanfiction di milioni di ragazzine!
  • Mah, secondo me esagerate tutti. Cioè è un bel film, ma niente di che, parliamo comunque di supereroi. Il vero miracolo è che questi riescono ancora a riempire i cinema anche se c’è Netflix. Per me se ti convincono a uscire di casa, prendere la macchina e pagare 10 euro per stare in una sala piena di gente invece che sul divano di casa tua, hanno già vinto tutto. Il cattivo più difficile da sconfiggere resterà sempre la pigrizia…
  • Ovvia, ecco la perla dell’una e un quarto, dopo questo possiamo andare a letto. Buonanotte a tutti, ci risentiamo poi per andare a vedere Spiderman?

Vanni Santoni – L’impero del sogno (Un libro, un dialogo)

– E questo cos’è? La copertina è bellissima.
– Hai presente quelli che vogliono sempre raccontarti i sogni che fanno? Quelli che non mollano finché non ti hanno illustrato nel dettaglio tutto tutto tutto quello che hanno sognato?
– Praticamente quelli che ti vogliono scopa’, direbbe Cinghiale.
– Esatto, solo che in questo libro nessuno vuole scopare nessun altro, anzi, il sogno è la base per un’avventura fantasy elaborata e a tratti parodistica, che mette insieme classici della letteratura, archetipi dello spirito umano e riferimenti pop anni ’80 e ’90.
– Miti d’oggi e miti di ieri insomma, cosa direbbe Roland Barthes?
– Non lo so, ma qui non si fa analisi semiotica, c’è una bella componente d’azione, un sacco di adrenalina e trovate originali.
– Ma di cosa parla esattamente?
– C’è questo ragazzo, Federico Melani detto “Mella”, che fa un sogno molto vivido in cui è parte di un congresso con delegazioni di creature di tutti i tipi (draghi, antichi dei, robot, alieni, streghe etc… etc…) riunite per deliberare sull’affidamento di una bambina-dea ad uno dei gruppi.
– E fin qui nulla di eccezionale, c’è gente che fa sogni molto più allucinati.
– Sì, è vero. Però la particolarità di questo è che è seriale e sembra andare avanti anche senza il protagonista. Come se il sogno fosse una dimensione alternativa a cui può accedere solo dormendo, un mondo che è vivo anche per conto suo, ma in cui allo stesso tempo lui ricopre un ruolo importantissimo.
– E che fa allora: dorme tutto il giorno per vivere solo di là?
– Eh, più o meno. Comincia a cercare spazi e tempi durante la giornata per addormentarsi senza essere disturbato, perché si sente coinvolto più dalla sua vita sognata che da quella reale.
– E poi come finisce? Forse ho capito dove vuole andare a parare.
– No guarda, non è così facile da indovinare. Anche perché non è certo il classico libro che si conclude con “era tutto un sogno”.

Tom McCarthy – Satin Island (Un libro, un dialogo)

– Come è andato poi l’esame di Antropologia?
– Bene, ho preso trenta.
– Grande, ci hai messo anche poco!
– È che la materia mi è piaciuta molto, anzi, la vorrei approfondire.
– Davvero? Attento che finisci come il protagonista di questo… *tira fuori il libro*
– Che cos’è? Un trattato, no… una descrizione, no… un saggio, no…, un romanzo?!
– Sì, è un romanzo, con protagonista un antropologo, ma in mezzo alla storia ci sono un sacco di parti saggistiche.
– E di cosa parla?
– C’è questo antropologo appunto, che si chiama “U.”, che lavora per la Società, con la maiuscola, e viene incaricato dal suo capo di scrivere una Grande Relazione sulla nostra contemporaneità.
– Le metafore si sprecano…
– Sì, in effetti lo stile è tutto uno sfoggio di intelligenza, a volte anche un po’ gratuito. Comunque questa Grande Relazione a cui lui pensa dovrebbe descrivere le strutture che reggono il nostro mondo, così da…
– Strutture? Non dirmi che c’è Lévi-Strauss anche qui? Allora lo leggo subito!
– Esatto, Lévi-Strauss è citato quasi in ogni capitolo, U. si paragona sempre a lui perché entrambi sono alla ricerca di una logica comune, di un senso nascosto dietro l’apparenza delle cose.
– E, fammi indovinare, alla fine si scopre che questo senso non c’è?
– Più o meno. È un libro sui paradossi dell’intelligenza, oltre che dell’antropologia, sui tentativi di comprendere un mondo troppo complesso per essere riassunto in una formula.
– Ma dire “troppo complesso per essere riassunto in una formula”, non è comunque una formula?
– Ecco, vedi? Non se ne esce proprio.

Autore: Tom McCarthy
Titolo: Satin Island
Editore: Bompiani
Anno: 2016
Prezzo: 17€

 

Fedor Dostoevskij – Memorie dal sottosuolo (Un libro, un dialogo)

– Tu l’hai finito?
– Sì, ieri sera. E tu?
– Sì, stamattina in treno.
– E che ne pensi?
– Di certo era un genio
– Vabbè, facile così.
– Dico anche solo per la capacità di scrittura. Chi altri sa scrivere riflessioni così complesse e allo stesso tempo così avvincenti?
– Sì, ma poi il protagonista si contraddice da solo, non ce la fa ad arrivare fino in fondo.
– Per forza, è un romanzo, mica un trattato di filosofia.  Però non si può dire che non sia uno spunto interessante.
– A me comunque la parte che è piaciuta di più è quella narrativa: lo scontro con l’ufficiale, l’imbucata al pranzo dei vecchi compagni di scuola, la crudeltà con la ragazza al bordello… l’abiezione di quell’uomo è una cosa pazzesca, non finisce mai di pensare a come torturarsi e torturare gli altri.
– Davvero. D’altronde che ti aspettavi da uno che dichiara che “ogni coscienza è una malattia”?
– Già, non si può dire che non avesse avvisato.

Giorgio Manganelli – Centuria (Un libro, un dialogo)

– Che leggi?
– Questo, Centuriacento piccoli romanzi fiume.
– E che sarebbe?
– Una raccolta di racconti.
– E allora perché “romanzi fiume?”
– Bella domanda! Non so cosa intendesse di preciso l’autore, ma a me sono sembrati un fiume perché dopo un po’ che ci sei dentro ti sembra di capire dove si andrà a finire, ma la vastità della conclusione poi ti spiazza sempre.
– Ah, bello. Ma quindi è una cosa epica, eroica?
– No no, il contrario. È una specie di catalogo del fantastico e del surreale nel momento in cui incrociano la logica della quotidianità. Come se Magritte avesse disegnato segnali stradali.
– E i personaggi? Come fa a inventare così tanti caratteri? Sarà mica una cosa alla Personaggi Precari?
– No, neanche. Il protagonista è quasi sempre “un signore”, a volte “una signora”, di cui non ci viene detto quasi nulla, si definisce solo attraverso le sue azioni.
– Ma insomma, lo consigli o no?
– Sì, assolutamente. Anche perché sono tutti racconti da una pagina e mezzo e non è da tutti riuscire in così poco spazio a farti ridere, inquietare e riflettere allo stesso tempo.

Molti libri, molti motivi

Avevo aperto questo blog come laboratorio: l’obiettivo era scrivere qualcosa su ogni libro che avessi letto e apprezzato, che fosse una recensione accurata o una semplice descrizione. L’ho fatto per un po’ con la serie “Un libro, tre motivi”, ma mi sembra di aver finito le idee e non voglio cominciare a ripetermi. Nell’attesa di trovare un nuovo schema, ecco un post un po’ più lungo del solito, dedicato alle mie letture degli ultimi mesi.

Michele Mari – Leggenda Privata.

Quando hai passato l’infanzia e l’adolescenza ad avere paura di tutto (specialmente di tuo padre), l’unica autobiografia possibile per te è quella in cui provi a ricambiare, spaventando a morte il lettore.

Quando sei uno scrittore affermato e insegni Letteratura Italiana all’università, non puoi scrivere un libro come gli altri. Se la letteratura è la tua vita, per far diventare la tua vita letteratura devi metterti d’impegno più del solito, perché conosci già tutti i trucchi del mestiere.

Questo potrebbe aver pensato Michele Mari quando ha avuto l’idea per Leggenda Privata: un libro sui generis in cui il racconto dell’infanzia e dell’adolescenza si innesta, procedendo poi con un movimento a spirale, su una vicenda a tinte horror che vede protagonista lo stesso autore nel presente, circondato da mostri che gli impongono di ricordare e scrivere. Forte di un linguaggio molto aulico, per cui spesso mi sono ritrovato a dover consultare il vocabolario, e di una raccolta di foto di famiglia, questo è un libro non facile, perfino disturbante in certi punti, ma di certo destinato a lasciare un segno in noi e nella letteratura di questi tempi.

Gay Talese – Motel Voyeur

Un uomo, Gerald Foos, è proprietario di un motel in Colorado. Grazie ad una particolarità architettonica dell’edificio, scopre di poter spiare i suoi clienti nelle loro camere; annota poi tutte le sue osservazioni, esperienze e riflessioni in un pluridecennale “Diario del Voyeur”.
Un altro uomo, Gay Talese, giornalista e scrittore, entra in contatto con Foos negli anni ’80 venendo a conoscenza della vicenda, ma solo nel 2015 ottiene il permesso per raccontarla usando il vero nome del suo protagonista.

Il risultato è Motel Voyeur, una sintesi delle migliaia di pagine del ben più corposo “Diario del Voyeur”, di cui prende gli episodi più rilevanti all’interno della generale cornice. Ma in cui soprattutto si tratteggia, in una maniera non così esauriente in realtà, la storia di Foos: la cui identità di Voyeur attraversa i decenni, dall’infanzia alla maturità, spingendolo a definirsi “un pioniere della ricerca sul sesso”, e si spinge fino ai nostri giorni, in cui lo spionaggio è istituzionalizzato e il voyeurismo incoraggiato, più che represso.

P.S. Dopo l’uscita del libro, sono state scoperte numerose falle nella testimonianza e nella cronologia di Foos, rendendo falsi, o perlomeno da ricollocare, molti dei suoi racconti. Direi però che l’interesse per il libro rimane, perché il Voyeur è più personaggio che persona: il focus è più sulla sua attitudine e i suoi pensieri che sui fatti a cui assiste.

Mario Desiati – Candore

La pornografia è il tema principale di questo romanzo. Il protagonista infatti ne è un consumatore compulsivo, un cultore ostinato e vorace, ma molto distante dallo stereotipo dell’erotomane. Per lui, novello Don Chisciotte dell’hard, i film a luci rosse rappresentano un ideale a cui tendere, un universo di valori a cui la realtà dovrebbe conformarsi, e non viceversa.

La vicenda tragicomica è quindi servita: il candore è quello di chi vede nobiltà dove tutti vedono abiezione, romanticismo in luogo di perversione, tensione spirituale invece che bassezze. La storia del protagonista Martino Bux è dunque un percorso rovinoso, tra miseria e disperazione, parallelo a quello imboccato dal genere pornografico negli ultimi decenni, in un crescendo di violenza e allontanamento dalla realtà.

Vanni Santoni – Gli interessi in comune

Questa vicenda è ambientato in Valdarno (provincia di Firenze e Arezzo), la stessa zona dove vivo anche io, perciò conosco bene i luoghi in cui in cui il gruppo di protagonisti passa le giornate e le nottate.

Quello che però mi ha fatto davvero apprezzare questo libro, tanto da spingermi a rileggerlo una seconda volta di recente, non è stato il privilegio di poter ricollegare nomi e ambienti narrativi ai loro corrispondenti reali, ma la capacità dell’autore di evidenziare, anche con poche frasi, la consistenza (apparentemente forte e in realtà molto sfilacciata) di un gruppo di amici in età adolescenziale. Un elemento che, pur parlando strettamente di provincia, rende questo romanzo capace di andare ben oltre il piccolo ambiente di riferimento.

Emmanuel Carrère – Il Regno

Negli ultimi due anni sono diventato un fan accanito di Carrère: ho divorato tutte le sue pubblicazioni da L’avversario in poi. Adoro il suo stile fluido da reportage giornalistico, il continuo oscillare tra bio e autobiografia, le ricostruzioni psicologiche e le divagazioni filosofiche. Questo libro, un’inchiesta sulle origini del Cristianesimo, è una summa di tutto ciò, e infatti mi è piaciuto ancora più dei precedenti. L’unica pecca che gli si può trovare è l’eccessiva sincerità: tolti alcuni commenti sarcastici (che io ho peraltro apprezzato molto), il libro sarebbe stato perfetto sia per un credente devoto che per un ateo incallito, perché sospende il giudizio sul trascendente e si concentra sull’umanità delle persone, che rimane sempre la cosa più sacra che esista.

Roland Barthes – Dove lei non è

Sono arrivato a questo libro dopo aver letto I Frammenti di un discorso amoroso e le somiglianze si vedono tutte. Entrambi sono libri in absentia, entrambi sono libri-dedica (questo alla madre scomparsa, quello all’importanza del discorso sentimentale) ed entrambi sono costituiti da frammenti. Dove lei non è ha la forma di un diario, che l’autore tenne per i due anni successivi alla morte della madre e non è un prodotto così memorabile, per la sua stessa natura intrinseca di collezione di pensieri sparsi e non rielaborati.

Però è interessante vedere il percorso altalenante del lutto, che non sembra volersi mai risolvere in una piena accettazione da parte dell’autore, almeno finché non abbia sistematizzato il suo dolore in qualche categoria intellettuale. Come se tutta la cultura di cui dispone fosse incapace a far fronte ad una sola innegabile verità.

Lessico Famigliare – Natalia Ginzburg. Tre motivi per leggerlo

In questo libro Natalia abbandona il “Ginzburg” e torna “Levi” per raccontare la storia della sua famiglia d’origine, attraverso le frasi ricorrenti, i modi di dire e di pensare dei suoi genitori, fratelli e di tutti gli amici di famiglia. Lascia la fiction e si volge all’autobiografia, perché certe emozioni non serve inventarle, basta saperle vivere e ricordare.

Perché leggerlo?

1- Per ricordarsi cosa costituisce davvero una famiglia: non i legami di sangue, non una casa comune, ma una tradizione, un insieme di memorie e di comportamenti per sentirsi, volenti o nolenti, parti di una storia.

2- Per volgere verso se stessi l’esercizio: quali sono le frasi ricorrenti nella vostra famiglia? Come si esprimono le preoccupazioni, le litigate, le gioie e i dolori? Ripensando ai nostri discorsi potremmo capire meglio le nostre relazioni, perché, più che quello che mangiamo, noi siamo quello che diciamo.

3- Perché non parla solo di vita privata: nel sottofondo della quotidianità sentiamo l’avvicinarsi del fascismo, delle leggi razziali, della II Guerra Mondiale, e possiamo osservare le micro-ripercussioni di questi grandi eventi storici.

Frammenti di un discorso amoroso – Roland Barthes. Tre motivi per leggerlo

Cos’è il discorso amoroso? Un insieme di situazioni, di figure (non solo retoriche) in cui l’innamorato si cimenta sempre, come passaggi obbligati, qualsiasi sia l’oggetto e il tempo del suo sentimento. Questo libro le raccoglie tutte, seguendo l’artificiale ordine alfabetico, perché quello naturale dell’animo è sempre incoerente, seppure con alcuni schemi ricorrenti. Ad accompagnare questo percorso citazioni di poesie, romanzi, teorie psicanalitiche e anche conversazioni private dell’autore, per fornire ogni volta un riscontro, mai banale, delle teorie qui esposte.

Perché leggerlo?

1- Un’amica mi ha detto una volta “leggere questo libro è come andare da uno psicologo” e la trovo una definizione perfetta. Non perché i Frammenti abbiano pretese curative, ma perché la rappresentazione così vivida di ciò che diventiamo quando ci innamoriamo non può che impressionarci, come se qualcuno ci leggesse dentro.

2- Si sa, parlare d’amore è l’atto emozionante per eccellenza. Questo libro però riesce in un’impresa molto più difficile: coinvolgere allo stesso modo parlando di chi parla d’amore.

3- Il titolo riassume i due aspetti dell’opera: “frammenti” sta per la natura episodica del sentimento, “discorso”, invece, rappresenta la principale modalità d’espressione del suddetto sentimento, e quindi l’obbligatorio luogo d’indagine per comprenderne cause ed effetti