Yesterday/ Problemi morali

(Pezzo sullo stile di In fuga dalla bocciofila)

Yesterday, all my troubles seemed so far away, now it looks as though they’re here to stay, oh i believe, in Yesterday… Così inizia Yesterday¸ la canzone dei Beatles che dà il titolo all’ultimo film di Danny Boyle. Sullo schermo però il ragionamento è inverso. Infatti il protagonista Jack Malik, cantautore di scarso successo, è l’unico al mondo a ricordarsi le canzoni dei Beatles e, da quando esegue questo pezzo di fronte ai suoi amici increduli, si scrolla di dosso un passato deludente (fatto di live senza pubblico e genitori che ignorano la sua arte), per proiettarsi verso un luminoso futuro di concerti con folle in adorazione, successo, vendite milionarie.
Nella produzione dei Beatles invece la nostalgia di Yesterday non stona, visto quanta fortuna hanno fatto con il guardarsi indietro: quanto valore ha ad esempio una canzone come In my life, scritta a ventiquattro anni? Oltre il fatto di essere bellissima, intendo. Oppure: quanto è rivelatorio intitolare l’ultimo pezzo dell’ultimo disco Get Back?
Ma, forse, quel passato mitico a cui Yesterday si riferisce, quei troubles che sembravano so far away, per Jack Malik non sono altro che quelli morali, visto che lui sa di non essere il vero autore di quelle canzoni, ma solo un interprete. Infatti alla fine, anche senza grosse pressioni esterne, non regge e confessa, perché sente che è il suo dovere. Dopodiché può finalmente sposare la sua bella, mettere su famiglia with a couple of kids running in the yard, e vivere una vita felice anche se nel suo mondo non esistono i Beatles né la Coca-Cola, le sigarette, i libri di Harry Potter, gli Oasis.
A questo punto la morale non so quale sia: che il passato non va celebrato infinitamente ma lasciato andare? Che quelli che chiamiamo capolavori musicali restano tali anche con il passare dei decenni e delle mode? Che questa è solo una commedia senza troppo pretese ed è inutile ricamarci sopra mille interpretazioni? There will be an answer, let it be.

Martin Eden / Tutto è cambiato, nulla è cambiato

(Pezzo sullo stile di In fuga dalla Bocciofila)

Romanzo di Jack London:

Giovane e povero marinaio americano con un’istruzione scarsa si innamora di colta ragazza di nobile e ricca famiglia; per conquistarla inizia a studiare e a colmare le sue lacune. Riesce ad arrivare al suo livello e si fidanzano, ma il destino è in agguato: un articolo di giornale lo dipinge come socialista e allora la fidanzata, su consiglio dei genitori, lo lascia. Quando poi il giovane diventa uno scrittore di successo, l’ex-fidanzata ritorna, ma lui la respinge. Infine, il protagonista si suicida annegandosi in mare.

Film di Pietro Marcello:

Stessa cosa che nel precedente, solo che la storia si svolge a Napoli, Martin Eden, è un autoctono che parla solo in dialetto, come si evince dal nome, tipico del Rione Sanità, e ci sono metaforoni non richiesti come se piovesse: visto che fa il marinaio, la sua sorte sfortunata sarà rappresentata come una nave che si inabissa; visto che viene dalla strada, ogni tanto dovrà apparire in campo lungo in mezzo alla folla alternandosi con i primi piani di povera gente che sorride e tira avanti; visto che la fidanzata gli manca tanto quando sono lontani, la vedrà come in una visione mentre gli recita le lettere di risposta con un tono a metà tra la maestrina e l’annunciatrice Rai. Poi vabbè, ci sono i salti temporali che in confronto Endgame ha una sceneggiatura a prova di bomba, ma dopo un po’ ci si abitua.

Realtà del XXI Secolo:

Nel film tutti insistono con il protagonista perché smetta di fare lo scrittore e torni a fare un lavoro vero. E questo, mi pare che, mutatis mutandis, sia uguale nel 1919 come nel 2019. Uno scrittore oggi non avrebbe problemi a essere pubblicato da una rivista, forse un po’ di più a essere pagato. Uno scrittore oggi potrebbe essere sempre il primo degli individualisti, collezionando recensioni di amici, like sui social e inviti a incontri letterari di ogni tipo. Uno scrittore oggi avrebbe bisogno di tornare alle elementari per imparare a scrivere meglio? Certamente, se per caso non le avesse finite. Ma dopo c’è il diploma, poi la laurea triennale, quella specialistica, i corsi alla Holden e poi chissà, magari anche qualche masterclass con gli scrittori delle case editrici indipendenti più prestigiose. E tutto questo per il primo libro, pubblicato il quale la strada sarà tutta in discesa, dritta verso l’oblio degli oltre 60°000 titoli pubblicati ogni anno in Italia.

Il buio colpisce ancora: nuove recensioni per nuovi blockbuster

In principio era Yotobi, diventato famoso su internet per le video-recensioni di film trash, milioni di visualizzazioni per ridere insieme su cose palesemente orribili, girate con due spiccioli. Poi arrivò Leo Ortolani (sì, quello di Rat-Man), con il suo blog Come non detto e i fumetti targati CineMah. Solo che stavolta i film recensiti in teoria non sono delle porcate, anzi, hanno milioni di dollari di budget, attori di grandi livello e registi che sanno il fatto loro. E qual è il risultato? Che nella maggior parte dei casi sono pessimi prodotti lo stesso, pur con tutte le buone (?) intenzioni della produzione (Episodio VIII, anyone?). Per fortuna che, come si diceva già per il precedente Il buio in sala (Bao Publishing, 2016), ci si può sempre consolare con le recensioni di Ortolani, raccolte di nuovo da Bao ne Il buio colpisce ancora (2019).
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Ar-Men: la vita quotidiana ne “L’inferno degli inferni”

Bretagna, la punta occidentale della Francia, una regione protesa verso l’oceano. Una terra ricca di storie e tradizioni, di piccole isole abituate ai pericoli del mare: forti maree, tempeste e soprattutto un insidioso tratto pieno di scogli a fior d’acqua, la chaussée de Sein, dove nel tempo sono naufragate decine di navi.
Per evitare futuri disastri furono costruiti nel corso dell’800 una serie di fari, a partire dalla terraferma e nelle isole vicine. Ma non bastò. Dopo l’ennesimo naufragio nel 1859, il governo di Parigi decise che serviva un faro in mare aperto, per segnalare la massima estensione della secca. Nacque così il faro di Ar-men, la cui storia è raccontata nel fumetto Ar-Men. L’inferno degli Inferni (Tunuè, 2019) da Emmanuel Lepage.

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Avengers: Endgame (Un film, un dialogo)

(Puntata speciale della rubrica)

  • Che spettacolo!
  • Sì, dai, non male.
  • Io comunque resto della mia idea…
  • E cioè? Ancora il discorso sulle risorse?
  • Sì, perché mi sembra una cosa importante. Alla fine sarà anche brutale, ma quello che dice Thanos è più che serio, e qui non ne riparlano mai.
  • Sì, ma un mega-genocidio non mi sembra proprio il metodo migliore.
  • Certo, però non si può negare che il problema rimane. E poi chissà, magari dopo questa cosa la metà rimanente capisce che è il caso di prendere provvedimenti. D’altronde l’esaurimento delle risorse, o cambiamento climatico che dir si voglia, non l’ha mica inventato la Marvel.
  • Madonna quando fai questi discorsi mi sembri un incrocio tra Greta Thunberg e Satana.
  • Ahah! Io invece ragazzi pensavo ad un’altra cosa: non è curioso che questo film esca proprio il 24 Aprile? Cioè nel resto del mondo non vorrà dire nulla, però in Italia fa un po’ senso la storia di un gruppo di persone che si uniscono per combattere un pelato con un progetto discutibile su come riportare l’ordine, no?
  • Andre guarda, non so se è più delirante questa di interpretazione o quella di Marco con l’ecologia.
  • Chiediamolo a Simone vai, l’ho visto ora laggiù, non ce l’aveva neanche detto che c’era anche lui.

[…]

  • Oh, Simo, allora? Qua ci stiamo sbizzarrendo con le teorie, a te come ti è sembrato?
  • A me è piaciuto. Specialmente tutto il bromance tra Cap e Iron Man. Cioè a Tony Stark dispiace quasi più non aver salutato il suo amichetto Steve Rogers che rischiare di morire nello spazio siderale. C’è materiale per le fanfiction di milioni di ragazzine!
  • Mah, secondo me esagerate tutti. Cioè è un bel film, ma niente di che, parliamo comunque di supereroi. Il vero miracolo è che questi riescono ancora a riempire i cinema anche se c’è Netflix. Per me se ti convincono a uscire di casa, prendere la macchina e pagare 10 euro per stare in una sala piena di gente invece che sul divano di casa tua, hanno già vinto tutto. Il cattivo più difficile da sconfiggere resterà sempre la pigrizia…
  • Ovvia, ecco la perla dell’una e un quarto, dopo questo possiamo andare a letto. Buonanotte a tutti, ci risentiamo poi per andare a vedere Spiderman?

Bastien Vivès- Una sorella (Tra le vignette)

(Scott McCloud, nel suo Understanding Comics, afferma che il fumetto è l’arte invisibile, che la sua magia non è in ciò che si vede, ma in quello che succede tra le vignette, grazie alla closure. Seguendo la sua teoria, in questa rubrica proverò a immaginare cosa fanno i personaggi dei fumetti quando non li vediamo sulla pagina, tra una vignetta e l’altra.)

Una sorella si svolge durante l’estate in una località balneare della Francia, dove una famiglia parigina è in vacanza: madre, padre e i due figli Antoine, di tredici anni, e Titi, di dieci. Una situazione di tranquillità rotta dall’arrivo di ospiti imprevisti. A “rifugiarsi” nella casa al mare arriva infatti Sylvie, amica di famiglia che ha da poco avuto un aborto spontaneo, insieme alla figlia Helene, una ragazza di sedici anni. Nonostante le premesse non ottime, tra Antoine ed Helene nascerà un intenso rapporto tra amicizia, affetto e scoperta del sesso.

Nella pagina seguente: la prima “apparizione” di Helene durante il giorno, dopo l’arrivo in casa la notte prima.

(Dialogo sul gruppo whatsapp di Helene con le sue amiche Julie e Christine)

  • Buongiorno…
  • Buongiorno <3
  • Giornoooo
  • @Helene, come va? Mia mamma mi ha detto…
  • Mah, boh, non so che dire, è tutto un casino… Poi siamo venuti a casa di questi, amici di mia madre, ma io me li ricordo a malapena, li ho visti dieci anni fa… So già che andrà tutto male, almeno voi non mi abbandonate per favore…
  • Ma certo tesoro! Non ti lasciamo mica da sola!
  • Certo che ci siamo, quando hai bisogno scrivi. Finché non mi finisce la batteria io ci sono, ahah.
  • Grazie ragazze… Anche perché qui non so con chi parlare. Mia madre ha i suoi amici, e poi è troppo in crisi, non le posso dire nulla.
  • Ma questi amici di tua madre non hanno dei figli?
  • Sì, 2 maschi.
  • Beh, dai, non è il massimo, ma qualcosa ti diranno.
  • Sì, ma sono piccoli: uno ha 10 anni, è anche carino, ma è proprio un bambino. L’altro invece ne ha 13.
  • E quello di 13 com’è?
  • È carino?
  • Beh, proprio brutto non è, però insomma, cioè in confronto a me sembra anche lui un bambino.
  • Vabbè certo, ma lo sanno tutti che noi ragazze siamo più avanti.
  • Però dai, comunque 13 anni meglio di 10, qualcosa ci si può fare…
  • @Julie ma che dici? Sei la solita porca tu.
  • Scherzavo! Ora non ti si può dire nulla eh…

Autore: Bastien Vivès
Titolo: Una sorella
Editore: Bao Publishing
Anno: 2018
Prezzo: 19 €

Amitav Ghosh – La grande cecità (Un libro, un dialogo)

-Hai visto il video della ragazzina svedese?
-Sì, tu hai letto l’ultimo numero di Internazionale?
-Certo, mi sono anche guardato gli approfondimenti sul sito.
-Quelli mi mancano, però ho letto La grande cecità e l’ho trovato sbalorditivo, una cosa veramente innovativa.
-Quello manca a me, l’ho comprato ma ancora non l’ho letto. Nel frattempo ho fatto una lista di approfondimento, mi aspettano un sacco di letture sull’argomento.
-Ma…
-Che?
-Non ti fa un po’ strano avere tutta questa possibilità di informarsi e allo stesso tempo così poche possibilità di cambiare la situazione in concreto?
-Capisco, ma comunque studiare è meglio di nulla, no?
-Certo, solo che a volte mi sembra di essere un testimone impotente, come in quella canzone. Hai presente “And I’ll tell it and think it and speak it and breathe it. And reflect it from the mountain so all souls can see it. Then I’ll stand on the ocean until I start sinkin’. But I’ll know my song well before I start singin’”?
-Come darti torto.