La famiglia Fang | Estratto di una tesi di laurea

Capitolo 2. La famiglia Fang nel mondo della performance art

In questo capitolo analizzeremo la produzione dei Fang in senso ermeneutico, confrontandoli anche con artisti coevi. In questa indagine ci appoggiamo alle parole di Donaldson, che definì l’arte dei Fang “un’arte affascinante, degna di attenzione”[1]. Riteniamo infatti che l’arte dei Fang non si limiti a inserirsi nel solco del tradizionale épater le bourgeois. I loro sforzi incanalano energie in una direzione creativa ad ampio raggio, capace di generare un impatto a lungo termine.

I Fang, infatti, sviluppano la totalità delle loro performance non solo in una dimensione orizzontale, il rapporto tra artista e società, ma anche in senso verticale, inserendosi nel flusso del tempo e coinvolgendo attivamente i loro stessi figli, Annie e Baxter, nella realizzazione. Così facendo la loro arte affronta di petto sia il chronos che il kàiros, esplicitandosi in quello che Steiner chiamava “l’effimera eternità della Weltaanschaung dell’arte”[2]. Non si può negare infatti che l’azione dei Fang sia intrinsecamente legata al carpe diem di oraziana memoria.

Scritto insieme a Clara, continua su In fuga dalla Bocciofila.

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