Fedor Dostoevskij – Memorie dal sottosuolo (Un libro, un dialogo)

– Tu l’hai finito?
– Sì, ieri sera. E tu?
– Sì, stamattina in treno.
– E che ne pensi?
– Di certo era un genio
– Vabbè, facile così.
– Dico anche solo per la capacità di scrittura. Chi altri sa scrivere riflessioni così complesse e allo stesso tempo così avvincenti?
– Sì, ma poi il protagonista si contraddice da solo, non ce la fa ad arrivare fino in fondo.
– Per forza, è un romanzo, mica un trattato di filosofia.  Però non si può dire che non sia uno spunto interessante.
– A me comunque la parte che è piaciuta di più è quella narrativa: lo scontro con l’ufficiale, l’imbucata al pranzo dei vecchi compagni di scuola, la crudeltà con la ragazza al bordello… l’abiezione di quell’uomo è una cosa pazzesca, non finisce mai di pensare a come torturarsi e torturare gli altri.
– Davvero. D’altronde che ti aspettavi da uno che dichiara che “ogni coscienza è una malattia”?
– Già, non si può dire che non avesse avvisato.

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