Giorgio Manganelli – Centuria (Un libro, un dialogo)

– Che leggi?
– Questo, Centuriacento piccoli romanzi fiume.
– E che sarebbe?
– Una raccolta di racconti.
– E allora perché “romanzi fiume?”
– Bella domanda! Non so cosa intendesse di preciso l’autore, ma a me sono sembrati un fiume perché dopo un po’ che ci sei dentro ti sembra di capire dove si andrà a finire, ma la vastità della conclusione poi ti spiazza sempre.
– Ah, bello. Ma quindi è una cosa epica, eroica?
– No no, il contrario. È una specie di catalogo del fantastico e del surreale nel momento in cui incrociano la logica della quotidianità. Come se Magritte avesse disegnato segnali stradali.
– E i personaggi? Come fa a inventare così tanti caratteri? Sarà mica una cosa alla Personaggi Precari?
– No, neanche. Il protagonista è quasi sempre “un signore”, a volte “una signora”, di cui non ci viene detto quasi nulla, si definisce solo attraverso le sue azioni.
– Ma insomma, lo consigli o no?
– Sì, assolutamente. Anche perché sono tutti racconti da una pagina e mezzo e non è da tutti riuscire in così poco spazio a farti ridere, inquietare e riflettere allo stesso tempo.

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