Le città e la memoria #1 – Il ragazzo con la testa fra le nuvole

“In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità. A me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa”

Ogni piazza, ogni strada, ogni vicolo. Tutto richiamava qualcosa, nella sua memoria: le chiavi perse nel tombino, le cacche di cane pestate, un piede in fallo sul gradino.
Di quella salita poi, il ricordo è ancora abbagliante. Gli occhiali caduti a metà strada, le lenti scure che incontrano l’asfalto, e il resto del viaggio molto bello, baciato dal sole.

La chiesa in centro, dove tutti i suoi amici sono stati battezzati, sposati, o salutati per l’ultima volta. Ma in cui lui è entrato sempre con i vestiti sporchi e un’imprecazione trattenuta a stento. Pronto per essere mondato dai peccati e dalle macchie sui pantaloni. Per ricordarsi ogni volta dello scalino all’ingresso gli ci sarebbe voluta la grazia di Dio.

Il ragazzo però non si arrendeva, frequentava palazzetti, campi sportivi, piste di atletica. Osservava attento, cercando nei movimenti degli altri la spiegazione del loro equilibrio. Ma presto dovette smettere: i suoi passi creavano scompiglio nelle tribune e la lobby dei venditori di pop-corn lo denunciò.

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