Murubutu e Anderle: rap-conti per immagini

“Tu hai scoperto che, sì, un altro rap è possibile”, la migliore definizione della musica di Murubutu ce la dà l’autore stesso nel suo pezzo Gli ammutinati del Bouncin’, proveniente dall’omonimo album. Sono infatti più di dieci anni che Alessio Mariani, vero nome del rapper, ci delizia con le sue rime parlando di storia, letteratura, filosofia o semplicemente raccontando storie in maniera intima ed empatica, con un lessico prezioso, allontanandosi dalle caratteristiche classiche del rap mainstream. La sua penna si applica indifferentemente a drammi privati, come in I marinai tornano tardi o La notte di San Lorenzo, o a vicende storiche come l’Olocausto, in Franz e Milena, mantenendo sempre intatta la sua carica poetica.
L’artista di Reggio Emilia, nella vita quotidiana professore di Filosofia e Storia in un liceo, ha costruito negli anni una carriera di grande qualità che pian piano lo ha portato anche a ottenere il meritato successo. Il tour che ha seguito l’uscita dell’ultimo disco Tenebra è la notte ha infatti ottenuto numerosi sold out in tutta Italia e le canzoni, disponibili su YouTube e Spotify, toccano anche il milione di ascolti.

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“L’evento” di Annie Ernaux: parlare a nome proprio e di tutte

Difficile dire qualcosa di nuovo su Annie Ernaux nel 2020. Prima Rizzoli e Guanda, poi la casa editrice L’orma hanno tradotto negli ultimi vent’anni molte delle sue pubblicazioni, offrendo ripetute occasioni per conoscere l’autrice francese. Si è spiegato da molte parti, anche qui sulla Balena Bianca, di come i libri di Ernaux mescolino autobiografia e sociologia, come scavino nel profondo dell’animo umano e delle sovrastrutture che lo collegano agli altri individui, inquadrando il singolo sempre all’interno della società da cui proviene.
L’esempio migliore in questo senso è Gli anni (L’orma, 2015), autobiografia collettiva della società francese dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri, ma anche l’ultimo arrivato in Italia L’evento (L’orma, 2019), è esemplificativo dello stile dell’autrice.
La storia narrata in questo volume risale al 1963, ma il tema è uno di quelli che fanno discutere ancora oggi. L’evento del titolo è infatti un aborto clandestino, avuto dalla Ernaux quando aveva ventitré anni.

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Possiamo salvare il mondo, prima di cena?

Quello di Jonathan Safran Foer è un nome ben noto tra chi si occupa di vegetarianesimo, grazie al suo precedente saggio Se niente importa. Perché mangiamo animali? (Guanda, 2009)un’inchiesta sul mondo degli allevamenti intensivi. Il libro fece clamore e, se anche non convinse tutti i suoi lettori, di certo pose il problema in maniera profonda, stabilendo una pietra miliare per il futuro dibattito sull’argomento. A dieci anni esatti Foer espande il discorso con Possiamo salvare il mondo, prima di cena (Guanda, 2019). L’autore ritorna infatti a parlare di animali, ma soprattutto della relazione tra allevamento e crisi climatica. Lo scopo però non è tanto dichiarare questo legame, comunque confermato in alcune pagine con puntuali riferimenti bibliografici; Foer non si dedica a investigare il dato, né l’azione da compiere (tutto sommato semplice, pur nella sua drastica alterazione dello status quo), ma i motivi per cui non riusciamo ad agire nonostante la conoscenza. La sua non è un’operazione del tutto nuova, negli ultimi tempi le pubblicazioni a tema fioccano (molto interessante ad esempio MEDUSA, newsletter bisettimanale sull’Antropocene), ma il libro più vicino è forse La grande cecità di Amitav Ghosh (Neri Pozza, 2017), anch’esso sulla nostra incapacità di concepire la crisi climatica. L’opera di Ghosh però, pur restando ancora valida e citata anche da Foer, era uscita nel 2017, prima dello sciopero di Greta Thunberg, prima dei Fridays for future, prima dell’attenzione mondiale sul tema, e non aveva proposte per risolvere la situazione.

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Luna 2069, la fantascienza secondo Leo Ortolani

Leo Ortolani è l’autore di Rat-Man. Leo Ortolani nei due anni dopo la fine della saga di Rat-Man ha pubblicato Cinzia; C’è spazio per tutti; Il buio colpisce ancora e questo ultimo Luna 2069 (Feltrinelli Comics, 2019) .La recensione per me potrebbe anche finire qui, perché è impossibile che non abbiate mai letto niente di Ortolani, e se lo aveste fatto allora non ci sarebbe bisogno di spiegarvi perché ogni suo fumetto è un must per chiunque apprezzi le storie disegnate.
Come dite? Avete abitato trent’anni all’estero e lì non avevano i fumetti italiani? Un vostro amico fan di Jack Kirby vi ha fatto vedere dei disegni di Leo che sembrano proprio ispirati a quelli del Re? Insomma, vi è venuta un po’ di curiosità e vorreste che la soddisfacessimo? E sia, ma se poi vi innamorate di questo fumetto non dite che non vi avevo avvertito.

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Stagione di caccia: il bosco fa paura, gli uomini di più

Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari, già autori di Kraken , tornano a fare coppia per un nuovo fumetto, sempre pubblicato da Tunuè: Stagione di Caccia.
Proprio un cacciatore è il primo personaggio che appare, Giorgio, ritratto mentre racconta a un pubblico fuori pagina storie sulla caccia. Dopo un paio di aneddoti però la scena si allarga e scopriamo chi c’è ad ascoltarlo.

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Il sussurro del mondo: amare il verde, anche senza comprenderlo

Richard Powers ha 62 anni, di cui gli ultimi sei trascorsi a leggere libri sugli alberi, a passeggiare nelle foreste delle Smoky Mountains, tra Tennessee e Carolina del Nord, ma soprattutto a scrivere il suo dodicesimo romanzo, vincitore del Pulitzer 2019, Il sussurro del mondo (il cui titolo originale è The Overstory, molto più significativo). Scorrendo la bibliografia di Powers, salta subito all’occhio la compresenza nelle sue opere di temi umanistici (la musica, gli affetti familiari) e scientifici (genetica, intelligenza artificiale). Powers non è certo uno scrittore che si fa impaurire dalla sfide, da quando, giovane programmatore informatico, decise da un giorno all’altro di abbandonare il suo lavoro per dedicare tutto il suo tempo alla stesura di un romanzo partendo da una fotografia in cui si era imbattuto.

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The Game Unplugged: dibattiti ben circoscritti sul vasto mondo digitale

Nell’ottobre del 2018 è uscito per Einaudi uno strano saggio, The Game. L’autore è Alessandro Baricco, uno fin troppo famoso per dover riassumere qui la sua carriera. Di cosa parlava quel saggio? Dello stesso processo grazie al quale adesso state leggendo questo articolo su uno schermo, ossia la rivoluzione digitale e il suo impatto sulla società, il Game appunto. E com’era questo saggio? A mio parere ricco di pregi quanto di difetti. Aveva un approccio trasversale, a volo d’uccello, su tutta la faccenda. Aveva grandi ambizioni e idee interessanti, nonché un’ottima serie di metafore che ne hanno fatto la fortuna al pari, e forse più, dei concetti espressi: la postura uomo-tastiera-schermo come simbolo della nostra civiltà, le “verità veloci”, imperfette ma perfettibili, come paradigma di trasmissione delle informazioni, e soprattutto il Game, la ragione tecnologica e sociale derivata dai videogiochi e ora estesa all’intera vita. Mancavano però i riferimenti, non c’era una sola nota nell’intero libro, e il tutto era permeato da un ottimismo etereo, che in gran parte ignorava i pericoli e i problemi della trasformazione.

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Yesterday/ Problemi morali

(Pezzo sullo stile di In fuga dalla bocciofila)

Yesterday, all my troubles seemed so far away, now it looks as though they’re here to stay, oh i believe, in Yesterday… Così inizia Yesterday¸ la canzone dei Beatles che dà il titolo all’ultimo film di Danny Boyle. Sullo schermo però il ragionamento è inverso. Infatti il protagonista Jack Malik, cantautore di scarso successo, è l’unico al mondo a ricordarsi le canzoni dei Beatles e, da quando esegue questo pezzo di fronte ai suoi amici increduli, si scrolla di dosso un passato deludente (fatto di live senza pubblico e genitori che ignorano la sua arte), per proiettarsi verso un luminoso futuro di concerti con folle in adorazione, successo, vendite milionarie.
Nella produzione dei Beatles invece la nostalgia di Yesterday non stona, visto quanta fortuna hanno fatto con il guardarsi indietro: quanto valore ha ad esempio una canzone come In my life, scritta a ventiquattro anni? Oltre il fatto di essere bellissima, intendo. Oppure: quanto è rivelatorio intitolare l’ultimo pezzo dell’ultimo disco Get Back?
Ma, forse, quel passato mitico a cui Yesterday si riferisce, quei troubles che sembravano so far away, per Jack Malik non sono altro che quelli morali, visto che lui sa di non essere il vero autore di quelle canzoni, ma solo un interprete. Infatti alla fine, anche senza grosse pressioni esterne, non regge e confessa, perché sente che è il suo dovere. Dopodiché può finalmente sposare la sua bella, mettere su famiglia with a couple of kids running in the yard, e vivere una vita felice anche se nel suo mondo non esistono i Beatles né la Coca-Cola, le sigarette, i libri di Harry Potter, gli Oasis.
A questo punto la morale non so quale sia: che il passato non va celebrato infinitamente ma lasciato andare? Che quelli che chiamiamo capolavori musicali restano tali anche con il passare dei decenni e delle mode? Che questa è solo una commedia senza troppo pretese ed è inutile ricamarci sopra mille interpretazioni? There will be an answer, let it be.

Martin Eden / Tutto è cambiato, nulla è cambiato

(Pezzo sullo stile di In fuga dalla Bocciofila)

Romanzo di Jack London:

Giovane e povero marinaio americano con un’istruzione scarsa si innamora di colta ragazza di nobile e ricca famiglia; per conquistarla inizia a studiare e a colmare le sue lacune. Riesce ad arrivare al suo livello e si fidanzano, ma il destino è in agguato: un articolo di giornale lo dipinge come socialista e allora la fidanzata, su consiglio dei genitori, lo lascia. Quando poi il giovane diventa uno scrittore di successo, l’ex-fidanzata ritorna, ma lui la respinge. Infine, il protagonista si suicida annegandosi in mare.

Film di Pietro Marcello:

Stessa cosa che nel precedente, solo che la storia si svolge a Napoli, Martin Eden, è un autoctono che parla solo in dialetto, come si evince dal nome, tipico del Rione Sanità, e ci sono metaforoni non richiesti come se piovesse: visto che fa il marinaio, la sua sorte sfortunata sarà rappresentata come una nave che si inabissa; visto che viene dalla strada, ogni tanto dovrà apparire in campo lungo in mezzo alla folla alternandosi con i primi piani di povera gente che sorride e tira avanti; visto che la fidanzata gli manca tanto quando sono lontani, la vedrà come in una visione mentre gli recita le lettere di risposta con un tono a metà tra la maestrina e l’annunciatrice Rai. Poi vabbè, ci sono i salti temporali che in confronto Endgame ha una sceneggiatura a prova di bomba, ma dopo un po’ ci si abitua.

Realtà del XXI Secolo:

Nel film tutti insistono con il protagonista perché smetta di fare lo scrittore e torni a fare un lavoro vero. E questo, mi pare che, mutatis mutandis, sia uguale nel 1919 come nel 2019. Uno scrittore oggi non avrebbe problemi a essere pubblicato da una rivista, forse un po’ di più a essere pagato. Uno scrittore oggi potrebbe essere sempre il primo degli individualisti, collezionando recensioni di amici, like sui social e inviti a incontri letterari di ogni tipo. Uno scrittore oggi avrebbe bisogno di tornare alle elementari per imparare a scrivere meglio? Certamente, se per caso non le avesse finite. Ma dopo c’è il diploma, poi la laurea triennale, quella specialistica, i corsi alla Holden e poi chissà, magari anche qualche masterclass con gli scrittori delle case editrici indipendenti più prestigiose. E tutto questo per il primo libro, pubblicato il quale la strada sarà tutta in discesa, dritta verso l’oblio degli oltre 60°000 titoli pubblicati ogni anno in Italia.

Il buio colpisce ancora: nuove recensioni per nuovi blockbuster

In principio era Yotobi, diventato famoso su internet per le video-recensioni di film trash, milioni di visualizzazioni per ridere insieme su cose palesemente orribili, girate con due spiccioli. Poi arrivò Leo Ortolani (sì, quello di Rat-Man), con il suo blog Come non detto e i fumetti targati CineMah. Solo che stavolta i film recensiti in teoria non sono delle porcate, anzi, hanno milioni di dollari di budget, attori di grandi livello e registi che sanno il fatto loro. E qual è il risultato? Che nella maggior parte dei casi sono pessimi prodotti lo stesso, pur con tutte le buone (?) intenzioni della produzione (Episodio VIII, anyone?). Per fortuna che, come si diceva già per il precedente Il buio in sala (Bao Publishing, 2016), ci si può sempre consolare con le recensioni di Ortolani, raccolte di nuovo da Bao ne Il buio colpisce ancora (2019).

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